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LEGGE ACERBO/ L'Italicum è come la "legge truffa" del fascismo?

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Nel corso della discussione parlamentare, all'interno di una commissione presieduta da Enrico De Nicola, il Partito Popolare cercò più volte di mitigarne gli effetti, proponendo di abbassare il premio di maggioranza ai tre quinti, oppure di alzare la soglia per ottenerlo al 40%. Un tentativo inutile, come quello operato in aula, quando il voto congiunto di fascisti, buona parte dei popolari, liberali e destra, rese possibile lo stravolgimento del sistema elettorale, ponendo le basi per la successiva dittatura. Le successive elezioni politiche del 6 aprile 1924, contrassegnate da una lunga serie di violenze da parte delle squadracce nere, videro il Partito Nazional Fascista di Mussolini ottenere il 60% dei voti, andando addirittura a limare la rappresentanza delle opposizioni con la presentazione di una lista civetta, in alcune regioni. Voti ottenuti in grande maggioranza nella parte inferiore della penisola, se si pensa che al Nord il listone fascista ebbe meno voti delle opposizioni di Sinistra e Centro.

L'altro riferimento che continua ad essere additato con evidente intento polemico dagli oppositori dell'Italicum è la celeberrima "legge truffa", ovvero il provvedimento promulgato nel marzo del 1953 per correggere il carattere proporzionale di quella che aveva portato alla formazione del Parlamento nelle prime tornate elettorali dopo il ritorno della democrazia. A dargli la definizione che è ancora famosa, sembra sia stato Pietro Calamandrei, come sostenuto dal professore Andrea Pertici nel corso di un seminario svoltosi a Pisa nel 2009.

L'avvento della "legge truffa" fu caratterizzato da una discussione estremamente accesa, nella quale si caratterizzarono per vis polemica gli esponenti del Partito Comunista. Proposta da Mario Scelba, Ministro dell'Interno nel governo presieduto da Alcide De Gasperi, la legge fu approvata in maniera molto forzata con un voto che ebbe luogo nel corso di una seduta convocata dal Presidente del Senato, Meuccio Ruini, approfittando della sospensione in occasione della domenica delle palme. Lo stesso Ruini, aveva preso il posto di Paratore e Gasparotto, i predecessori, i quali si erano dimessi quando avevano capito che la Democrazia Cristiana voleva affrettare la discussione per poter affrontare le elezioni previste di lì a poco con la nuova legge.

La legge, aspramente contestata da destra a sinistra, prevedeva che la lista o il gruppo di liste collegate che avessero raggiunto la metà più uno dei voti, sarebbe stata premiata da un premio del 65% dei seggi totali. Il premio, però, non sarebbe mai scattato, in quanto alle successive elezioni politiche, svolte nel 1953, la Democrazia Cristiana e i partiti che la appoggiarono (il Partito Socialdemocratico, il Partito Liberale, il Partito Repubblicano, il Partito Sardo d'Azione e la Sudtiroler Volkspaertei) si fermarono al 49,8%, fermandosi a circa 50mila voti dal traguardo. Rimase però sullo sfondo il sospetto da parte di molti che la Democrazia Cristiana avesse cercato di snaturare la sostanza proporzionale della democrazia sorta dalla fine del fascismo, inaugurando una stagione di tensioni che non si sarebbe dissolta neanche negli anni successivi. La stagione della "legge truffa" fu comunque molto breve, in quanto essa fu definitivamente abrogata nel luglio dell'anno seguente.

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COMMENTI
28/04/2015 - Be'... (Umberta Mesina)

... considerato che la "legge truffa" non era DEL fascismo, potremmo pure rispondere di no.