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DDL CORRUZIONE/ Una "riforma" figlia di Tangentopoli (e dei pm)

Il Senato ha dato il via libera al ddl anticorruzione. Ciò che manca è un serio rinnovamento del sistema all'interno del quale la corruzione prolifera e si sviluppa. PAOLO TOSONI

Montecitorio (Infophoto) Montecitorio (Infophoto)

Il Senato ha dato il via libera al disegno di legge anticorruzione, con il quale è stato riformulato il reato di falso in bilancio, sono state inasprite le pene per il delitto di corruzione a di alcuni altri gravi reati contro la pubblica amministrazione e per quello di associazione di tipo mafioso.

In sintesi, il reato di false comunicazioni sociali torna ad essere un reato di mero pericolo (non deve essere provato un danno, ma viene punita la mera condotta di falsificazione), le pene per le società non quotate vanno da 1 a 5 anni di reclusione, da 6 mesi a 3 anni per i fatti più lievi ed è prevista una causa di non punibilità (si tratta di una novità assoluta) per i fatti particolarmente tenui; più alta la pena per la società quotate: reclusione da 3 a 8 anni. La procedibilità è sempre d'ufficio, salvo per le società non quotate minori, al di sotto dei limiti di fallibilità previsti dal codice civile, per cui si procede a querela.

Si tratta di un ritorno al passato, ante riforma del 2002, in cui il falso in bilancio aveva subito una sorta di depenalizzazione di fatto, sia per l'esiguità delle pene previste, in parte anche contravvenzionali e la relativa incidenza sulla prescrizione (troppo corta per i tempi del processo penale italiano), sia per la procedibilità a querela per le società non quotate: l'attuale formulazione, viceversa, prevede la pena edittale più alta d'Europa per questa tipologia di reato, solo la Gran Bretagna si avvicina con la previsione di un massimo edittale di 7 anni di reclusione per le società quotate.

Con riguardo al reato di corruzione propria è prevista la pena da 6 a 10 anni (la precedente riforma Severino prevedeva una pena da 4 a 8 anni), la corruzione in atti giudiziari, nelle sue varie forme, prevede rispettivamente pene da 6 a 12, da 6 a 14 e da 8 a 20 anni, il delitto di induzione indebita passa da 3 a 8 anni, all'attuale versione con pena da 6 a 10 anni e 6 mesi. E' prevista in caso di condanna la pena accessoria del divieto di trattare con la Pa per 5 anni; inoltre, è stato previsto che per i reati di corruzione, concussione e peculato il patteggiamento sia subordinato all'integrale risarcimento del profitto illecito (condizione già introdotta per i reati di evasione fiscale).

Infine, come detto, sono state inasprite anche le pene per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso che, nelle sue varie articolazioni, arriva a prevedere anche una pena edittale massima di 26 anni.

Queste le novità più rilevanti introdotte con il disegno di legge che dovrà tornare alla Camera e potrà subire ulteriori modifiche.

Si tratta ora di valutare la bontà dello stesso e la sua reale efficacia riguardo alle condotte illecite evidentemente diffuse nel nostro sistema economico e sociale: per far questo bisogna distinguere la riforma del falso in bilancio da quella relativa ai reati contra la Pa, tralasciando di commentare quella del reato di associazione mafiosa.