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Politica

IL CASO/ Rotondi: resto con Silvio e mi candido premier

Gianfranco Rotondi (Infophoto)Gianfranco Rotondi (Infophoto)

Quando Berlusconi ha scelto il premio di lista ha scommesso su un'italia bipartitica, ma questo è stato proprio uno dei motivi storici per cui è sceso in campo. E il sì alla lista è coerente col suo percorso fin dal Pdl: o si fa il partito che sfida il Pd o tutti a casa. Io nelle sfide audaci trovo più gusto, e sono stato così contento della scelta che l'ho mantenuta anche quando lui l'ha cambiata. E ho votato sì alle riforme.

Forza Italia ha concluso l'accordo con la Lega. Non siete un po' troppo a rimorchio di Salvini?
Onestamente sì... Salvini la trattativa l'ha condotta brillantemente, ha solo ceduto qualcosa nel finale. E noi impegnati a rincorrere chi se ne va e a cacciare chi non se ne vuole andare. 

Renzi accelera sull'Italicum per andare presto alle elezioni?
Io credo che quando uno è seduto a Palazzo Chigi, la tentazione meno incalzante che ha sia quella di mettere in discussione tutto con un voto. Andrà a votare solo se servirà alla sua maggioranza.

Come spiega il cambio di linea politica per cui, smentito il Nazareno, ora Berlusconi fa opposizione dura su riforme e Italicum?
Renzi ha mostrato i muscoli imponendo Mattarella senza condividerlo con Berlusconi. Il quale, peraltro, lo avrebbe condiviso.

Lei, Rotondi, non si sente minacciato dal limite di tre legislature imposto dai vertici del partito?
No, perché io ho posto con umiltà ma anche con fierezza la mia candidatura a premier. E aspetto che la giudichi Berlusconi. Trovo naturale che dopo aver fatto cinque volte il deputato, o faccio il salto di qualità o me ne vado a casa. La cosa non mi fa paura.

Chi comanda adesso in Forza Italia?
Non lo so. Penso però che senza Berlusconi, Forza Italia sia solo una comitiva di amici che si lasciano senza nemmeno scambiarsi il numero di telefono.

Dell'addio di Bondi cosa dice?
Mettiamola così: non è nata una comunità di amici. Penso che finché Berlusconi è in campo, chi è stato suo ministro abbia il dovere di restare con lui. 

Sappiamo che non è andata proprio così.
Tra i motivi per i quali mi sono candidato a premier vi invito a fare un gioco: quello di prendere una foto del Cdm di quando ci insediammo, nel 2008, e fare il giro del tavolo. Partiamo da Maroni: è di un altro partito, la Lega. Va a rompere l'alleanza con FI salvo poi ricomporla oggi. Alfano è il delfino che ha abbandonato Berlusconi. La Russa, ministro della Difesa, se n'è andato e ha fatto un altro partito. Frattini, ministro degli Esteri, pure lui ha abbandonato Berlusconi, è passato con Monti e non si è candidato più. La Meloni, tra i primi ad andarsene, ha fatto un altro partito. Altri — Galan e Scajola — hanno avuto disavventure che li hanno messi fuori gioco. C'era Fitto, che ora è il principale oppositore di Berlusconi, cosa più che legittima naturalmente; Tremonti se n'è andato, Bondi pure, il tavolo è quasi finito: restano Rotondi, Carfagna e Gelmini. 

Dunque lei…