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IL DISSIDENTE PD/ D'Attorre (Pd): Renzi vuole subito il voto anticipato

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Sì. Il gesto che abbiamo compiuto serve a evitare un definitivo divorzio tra il Pd e la sinistra, le sue radici e la sua cultura delle istituzioni. Il vero atto incompatibile con il Pd è quello di Renzi, che ha messo la fiducia sulla legge elettorale. E’ uno strappo molto profondo che lascia una traccia. Adesso bisognerà pensare al modo per riaprire un confronto interno al partito, chiamando al pronunciamento i nostri iscritti ed elettori. Su temi cruciali come lavoro, democrazia e costituzione, Renzi ha fatto scelte che non sono mai state discusse con la nostra base, e che non facevano parte del programma con cui era stato eletto segretario alle primarie. Per esempio non aveva mai detto che avrebbe resuscitato un pezzo del Porcellum.

 

Lei crede alle aperture di Renzi sulla riforma del Senato?

E’ tutto fumo. Incassato l’Italicum, Renzi si rende conto che dopo quest’ultimo strappo la riforma costituzionale rischia di finire su un binario morto. Si tiene quindi aperta la strada per andare al voto dopo l’approvazione dell’Italicum.

 

L'Italicum però non vale per il Senato...

Il Consultellum ha una soglia di sbarramento piuttosto ampia, pari all’8%, che potrebbe consentire a Renzi di avvicinarsi alla maggioranza anche al Senato. I parlamentari che hanno votato l’Italicum nel miraggio di una prosecuzione della legislatura fino al 2018 rischiano di avere un brusco risveglio. Renzi incassa l’Italicum e a quel punto potrebbe decidere di aprire la strada verso le elezioni anticipate.

 

Quindi si va al voto?

E’ uno scenario da non escludere. Quanto è avvenuto è uno strappo molto profondo sul tessuto della legislatura, che rende molto problematica la prosecuzione dell’iter delle riforme.

 

(Pietro Vernizzi)

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