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IL CASO/ Macaluso: Delrio, simbolo di un governo sotto la tutela dei pm

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Lui è stato presidente del consiglio, dirigente di Pds e poi Ds, ha portato Di Pietro nel governo. Era responsabilità di D’Alema quella di modificare la legge sulle intercettazioni, mentre ci pensa ora che è finito nell’occhio del ciclone. Avrebbe dovuto pensare prima che la legge italiana deve garantire chi non ha commesso reati.

 

Con questa inchiesta da parte dei giudici c’è la volontà di colpire una parte del Pd alla vigilia del voto sull’Italicum?

Non credo a questi complotti. Dopo Tangentopoli i giudici hanno acquisito un ruolo nella vita pubblica che non consiste solamente nel fatto di colpire i reati. Il punto è che ha assunto una funzione catartica, si sente come la forza che deve moralizzare e rinnovare la politica e il Paese. La magistratura oggi ha un potere forte perché la politica è debole e incapace di avere un suo ruolo.

 

Che cosa ne pensa del nuovo ministro Delrio?

Il ministro per le Infrastrutture, Graziano Delrio, non soltanto si è recato al ministero in bicicletta, con una scelta che francamente fa ridere. Ma soprattutto la prima cosa che ha detto è stata che ha telefonato a Cantone e che lavorerà insieme a lui. Questo significa che Delrio ha bisogno della tutela del magistrato anti-corruzione, perché lui come ministro non ha la forza morale e politica di dire che sarà lui a garantire l’onestà e la correttezza degli appalti.

 

Questo caso è portato avanti da John Henry Woodcock, già noto per le sue inchieste-spettacolo. Di che cosa è segno?

 In questo clima ci sono alcuni magistrati che interpretano il loro ruolo in modo spettacolare. La stragrande maggioranza dei magistrati fa il suo dovere, e poi ce n’è una parte che vive un protagonismo anche se poi le loro inchieste finiscono nel nulla, ma questo non ha importanza. Ciò che conta però per loro è finire in prima pagina e nei titoli di testa del tg. Questo protagonismo è stato criticato tante volte dalla presidenza della Repubblica, dal Csm, dallo stesso presidente della Corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio, eppure alcuni magistrati continuano su questa strada. Il vero problema è che la politica deve essere pulita e forte, e la pulizia non bisogna aspettarla dai magistrati.

 

(Pietro Vernizzi)



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