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SCENARIO/ Se Bersani & co. fanno saltare l'Italicum "rubano" voti a Renzi

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Pier Luigi Bersani (Infophoto)  Pier Luigi Bersani (Infophoto)

Sulla legge elettorale si sta giocando una partita che riguarda l'essenza stessa del Partito democratico. La questione nasce dall'ascesa di Renzi alla segreteria, dicembre 2013, anche se il passo di non ritorno è arrivato la settimana scorsa, quando la "minoranza interna" ha abbandonato la direzione in cui si è deciso che il testo dell'Italicum è immodificabile. 

Il fenomeno costituzionale che si era creato, durato sinora, è quello inedito di due élites politiche sulla medesima base elettorale: il primo formato dagli ex Pci e da una parte di ex Dc che insieme hanno condotto negli anni la battaglia contro Berlusconi; il secondo gruppo presentatosi come una frattura generazionale e senza un retroterra politico preciso, non erede della tradizione comunista né di quella della sinistra Dc.

Da un lato, abbiamo una certa filosofia riformista e un'esperienza di partito risalente agli anni 70; dall'altro, invece, c'è una filosofia più rivoluzionaria: cambiare tutto, per fare ripartire l'Italia, e un'immagine politica nuova. 

Ora, il vecchio gruppo resiste con Bersani sino alle elezioni del febbraio del 2013, ma i risultati sono deludenti: alle elezioni del 2013 il primo partito è il M5S di Grillo e il vantaggio sulla coalizione del Cavaliere è di meno di 125mila voti. L'impasse nelle elezioni del presidente della Repubblica e la formazione di un governo (Letta) con larghe intese che include Forza Italia sono un disastro per l'immagine del gruppo dirigente del Pd: disorientato, senza idee e oltremodo lento.

I passaggi successivi sono noti: Renzi vince le primarie, dicembre 2013, e in meno di tre mesi è a Palazzo Chigi. Parole d'ordine: rottamazione e riduzione della classe politica e delle relative sedi di rappresentanza, legge elettorale fortemente maggioritaria e personalizzata. 

E il Partito democratico?

Inizialmente, nel partito e nei gruppi parlamentari Renzi è palesemente ancora minoranza, ma — secondo la nota regola del salto sul carro dei vincitori — la maggioranza diventa "minoranza interna".

A un gruppo dirigente se ne sostituisce così un altro, completamente diverso; entrambi hanno come riferimento la medesima base, che resta ferma, perché attratta dal giovane dinamico e loquace leader e, soprattutto, perché la "minoranza interna" di fatto legittima tutte le operazioni che Renzi mette in campo, anche quando non è affatto d'accordo e lo sostiene "per disciplina di partito".

Almeno così è stato sino all'altro giorno, quando si è alzata dalla direzione e ha abbandonato la riunione.

La vicenda del Pd si basa sulla condivisione di entrambi i gruppi dirigenti di un'idea di partito che non è quella del vecchio Pci o della Dc, ma di un gruppo oligarchico e autoreferenziale. Un'idea di partito senza territorio e senza più militanti, come ha mostrato anche il risultato delle elezioni in Emilia-Romagna, regione "rossa" per antonomasia.



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COMMENTI
07/04/2015 - legge Acerbo-italicum. (umberto persegati)

Giudico fuorviante equiparare la legge Acerbo al disegno di legge c.d.Italicum. La legge Acerbo, succintamente, prevedeva 16 circoscrizioni elettorali, un premio di maggioranza , pari a 2/3 dei seggi della Camera, alla lista che avesse raggiunto il 25% dei voti validi; non era previsto un secondo turno e, nel caso nessuna lista raggiungesse tale percentuale, la ripartizione proporzionale dei seggi fra le liste partecipanti. L'Italicum, almeno nella stesura attuale, prevede per l'elezione della Camera: 100 circoscrizioni elettorali, un premio alla lista che raggiunga al primo turno almeno il 40% dei voti validi, pari al 55% dei seggi. Nel caso che nessuna lista raggiunga tale percentuale il ballottaggio tra le due liste che hanno riportato il maggior numero di voti; alla lista vincente spetterebbe, in tal caso, il 53% dei seggi. Va bene avere idee diverse, ma invece di criticare soltanto, perché non presentare osservazioni costruttive?

 
06/04/2015 - Con Renzi pericolo democratura (Carlo Cerofolini)

Visto che l’Italicum è quasi la copia perfetta della legge elettorale Acerbo - quella che consentì a Mussolini di vincere le elezioni nel 1922 e poi di instaurare la dittatura – molti, a ragione, temono che con Renzi si vada verso una democratura, cioè un incrocio fra democrazia e dittatura. Detto questo, quindi bene farebbe l’attuale minoranza interna Pd – facendo massa critica con altre opposizioni, complice anche il voto segreto - a far saltare l’Italicum, perché se detta legge elettorale, assieme alle altre riforme costituzionali e non solo, ciofeca renziane venissero approvate, non ci resta che sperare che avesse ragione Marx a proposito della storia quando si ripete e cioè se la prima volta è stata una tragedia – con Mussolini – la seconda – con Renzi – è una farsa.