BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIETRO L'ITALICUM/ La minoranza dem ha i numeri per battere Renzi in commissione

Infophoto Infophoto

In aula, però, i numeri sono dalla parte di Renzi, anche perché potrà contare sul supporto di Area Popolare e dei cespugli che sostengono il governo, oltre al potenziale soccorso di una pattuglia di azzurri. Ma un eventuale voto contrario di una trentina di dissidenti equivarrebbe a una scissione.

Se il colpo di mano di aprire una crepa nell'Italicum dovesse riuscire, invece, la partita per Renzi si complicherebbe, perché al Senato — dove il testo dovrebbe tornare — i numeri sono molto più difficili da governare e la pattuglia degli oppositori più folta, al punto da poter far traballare il governo, almeno sulla carta.

Sinora, però, le minoranze non hanno trovato il coraggio di saldarsi, e tantomeno di rompere. La sfida di Renzi le coglie in difficoltà e su un terreno sfavorevole. Una rottura su un tema caro alla sinistra come quello del lavoro sarebbe stato molto più facile da spiegare alla pubblica opinione, e il premier/segretario lo sa bene. Se daranno partita vinta al loro leader sanciranno la mutazione genetica del Pd da partito di sinistra a partito di centro, con velleità di trasformarsi in partito della nazione. Ne sono evidenti i contorni nelle parole dello stesso Renzi, laddove prende le distanze dal mondo delle coop coinvolto nelle ultime vicende di mazzette, definendo le cooperative "forse il fiore all'occhiello di qualche progenitore del Pd, non nostro". Una pietra tombale su un'intera epoca di collateralismo sociale ed economico.

E' questo oggi lo scenario che appare largamente più probabile.  Il coraggio — diceva don Abbondio nei Promessi Sposi — se uno non ce l'ha, non se lo può dare. E sinora alle minoranze democratiche il coraggio è mancato del tutto, quasi incredule del ritmo a tappe forzate e della direzione che Renzi ha imposto alla loro "ditta". Rompere vuol dire fare un salto nel vuoto, senza un leader, senza un progetto, senza un contenitore già pronti. Restare, però, vuol dire accettare di essere stati sconfitti e marginalizzati. E sparire la prossima volta che verranno composte le liste del Pd, qualunque sia la data delle prossime elezioni.

© Riproduzione Riservata.