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Politica

INCHIESTE & COOP/ Sansonetti: senza Napolitano i pm hanno un potere assoluto

Giorgio Napolitano (Infophoto)Giorgio Napolitano (Infophoto)

Le cooperative escono male da tempo, perché non sono più quello che erano. Erano nate con una missione di sinistra, di cooperazione e alternativa all’economia liberista. Entravano in un disegno che faceva parte della strategia del movimento operaio, oggi però sono diventate completamente parte della logica d’impresa e non hanno più nulla di particolare, sono un pezzo di capitalismo come un altro. Del resto la riforma del lavoro più reazionaria del ‘900 l’ha fatta l’ex capo delle cooperative, il ministro Poletti.

 

E’ un fatto non casuale?

Non è casuale, perché Poletti è considerato un esponente della sinistra e il capo delle cooperative, ma poi di fatto è qualcosa di molto simile al capo di Confindustria. Dal momento che le cooperative sono ormai puramente impresa, Poletti è un rappresentante delle imprese e quindi fa i loro interessi. Le cooperative oggi sono un pezzo importante del comando capitalistico e dell’ideologia liberista.

 

Ma quindi oggi le cooperative non hanno più riferimenti in una precisa area politica?

No, dei riferimenti politici non gliene importa più nulla. Hanno riferimenti a sinistra quando la sinistra è al potere. Siccome le cooperative sono molto forti soprattutto nelle regioni rosse, è normale che abbiano un rapporto più forte con la sinistra. Non però con la sinistra perché sinistra, ma con la sinistra perché è al potere.

 

Esiste una questione morale nel Pd?

Le questioni morali sono questioni filosofiche, non politiche. Ci può essere semmai una questione legale, se dentro al partito è violata la legge facendo politica. Quando coniò l’espressione “questione morale”, Berlinguer la pose in una modalità diversa. Pose cioè la questione del rapporto tra opposizione e potere e del rischio che l’opposizione diventasse subalterna al potere.

 

Come valuta la politica del governo sui temi della giustizia?

Il governo sta soccombendo sempre più ai giudici. Ha fatto una riformina della responsabilità civile del tutto di facciata, che non cambia nulla. Sulle grandi questioni, innanzitutto sulla separazione delle carriere, il governo non osa neanche parlare. I giudici hanno stravinto questa battaglia, nonostante sconfitte sonore come la sentenza della Cassazione su Berlusconi.

 

Perché la politica non riesce a reagire?

Non c’è più nemmeno Napolitano, che in fondo aveva fatto da argine. Al suo posto c’è Mattarella, che appartiene a sua volta al partito dei giudici, e quindi i magistrati godono di un potere assoluto e incontrollabile. Da quando è al Quirinale il nuovo presidente non ha mai detto una parola,mentre Napolitano era intervenuto svariate volte.

 

(Pietro Vernizzi)

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