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IL CASO/ La sentenza di Mattarella boccia l'Italicum (ma lui tace)

Pubblicazione:venerdì 1 maggio 2015

Sergio Mattarella (Infophoto) Sergio Mattarella (Infophoto)

Una giornata politica tutta nel segno dell'Italicum. Ieri il ddl ha superato agevolmente anche la terza fiducia, quella sull'articolo 4, con 342 sì, 15 no, un astenuto e le opposizioni (compresa i duri e puri della minoranza dem) assenti dal voto. Il voto finale è previsto per lunedì sera, ma il ddl dovrebbe avere la strada spianata e infatti le opposizioni, da M5S a Sel e Forza Italia, hanno già fatto sapere che proporranno un referendum abrogativo. Molte le obiezioni alla legge elettorale, su tutte quella di distorcere gravemente la democrazia con un abnorme premio di maggioranza. E tuttavia rimane da chiedersi come mai il premier abbia deciso di andare ugualmente avanti come un treno, incurante di un'eventuale nuova bocciatura da parte della Consulta. "Renzi è tranquillo perché sa che se dovesse tornare davanti alla Corte, questo avverrebbe solo dopo nuove elezioni politiche" dice Annamaria Poggi, costituzionalista, già membro del gruppo di saggi voluto a suo tempo da Enrico Letta e Giorgio Napolitano. 

Annamaria Poggi, che cosa ne pensa di questa legge?
Nella sua versione attuale, presenta un problema enorme: il sistema dei capilista bloccati non consente all'elettore di scegliere.

Ma ad essere bloccati non sono solo i capilista? La facoltà di scelta è comunque salva per gli altri candidati.
C'è un piccolo problema: la costruzione di collegi molto piccoli fa sì che in molte situazioni sarà eletto solo il capolista. Il che, di nuovo, toglie all'elettore la vera facoltà di scelta.

E' vero che la legge elettorale di fatto modella una nuova forma di governo?
In ciò non si comporta molto diversamente dal Porcellum. Se prima era il sistema dei partiti ad alterare la rappresentatività, ora questo ruolo lo svolge il premio di maggioranza. Nessun partito riuscirà a vincere al primo turno e il ballottaggio risulterà inevitabile; a quel punto, senza una soglia minima di affluenza alle urne, il premio, che rimane lo stesso (il 55 per cento dei seggi, ndr), regala una super-rappresentatività alla lista vincente. Di nuovo in contrasto con quanto stabilito dalla Consulta con la sentenza 1/2014.

Perché Renzi è andato avanti senza curarsi minimamente dei possibili rischi di incostituzionalità della sua legge elettorale?
Per un motivo semplice: non avendo noi un giudizio preventivo di legittimità costituzionale come c'è nel sistema francese, né la possibilità di un giudizio di costituzionalità astratto ma incidentale, l'Italicum potrebbe finire di nuovo davanti alla Corte costituzionale solo dopo che è stato applicato.

Questo vuol dire che Renzi potrà andare alla urne indipendentemente da un giudizio di illegittimità costituzionale, che arriverà — nel caso — solo dopo.
Certo. Ma c'è di più: una eventuale sentenza della Corte sfavorevole all'Italicum non potrà determinare lo scioglimento del Parlamento, esattamente come non lo ha fatto nel 2014. L'attuale Parlamento risulta eletto sulla base di una legge elettorale dichiarata incostituzionale, ciò nonostante è ancora al suo posto perché c'è una esigenza di continuità negli organi costituzionali cui non si può derogare. Solo il presidente della Repubblica può sciogliere anticipatamente le Camere. 

Cosa che Napolitano non ha fatto. 


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