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INCHIESTA/ Crisi greca in salsa siciliana: le colpe di Roma (e di Crocetta)

Rosario Crocetta (Infophoto) Rosario Crocetta (Infophoto)

Ed ecco spiegato perché Alessandro Baccei è riuscito lì dove Luca Bianchi inciampò: la "sua" legge finanziaria è già operante e solo "Roma", cioè chi l'ha inviato e il partner con cui è stata scritta a quattro mani, può impugnarla. Ma siamo quasi certi: ciò non accadrà.

Rimane da spiegare perché Crocetta è ancora in sella. Intanto va premesso che in sella si è ormai stabilmente accomodato l'assessore Baccei. Una piccola nota di colore: nelle settimane cruciali del dibattito in Ars del testo della legge, Crocetta è stato sempre "impegnato altrove"; lo si è visto poco e niente, inaugurando anche in questo caso una procedura politica mai accaduta prima. 

Ma torniamo alle 11 e 19 del 1° maggio 2015. Al momento del voto finale le opposizioni comprendono subito che non c'è il numero legale. Si aprono frenetiche consultazioni, rese pubbliche anche da un microfono della diretta televisiva lasciato distrattamente acceso. Si aprono due possibilità: chiedere la verifica del numero legale, con la conseguenza che nei fatti Crocetta sarebbe dovuto andare a casa e con lui i 90 deputati, oppure rimanere in aula, assumendosi una sorte di corresponsabilità dell'evento, pur votando contro. Ed ecco l'alzata d'ingegno: le opposizioni lasciano l'aula e con essa la responsabilità alla maggioranza di votarsi la "propria finanziaria". Ma i numeri continuano a non tornare ed allora tre deputati, uno del Pd, uno del Gruppo Misto, e uno del Ncd (che in Sicilia è all'opposizione, mentre a Roma è al governo), si astengono. Due del Ncd non partecipano al voto ed uno dell'Mpa (il partito dell'ex presidente Raffaele Lombardo) vota sì. E così i conti possono tornare. Conclusioni, la legislatura è salva e con essa lo scanno di deputato regionale.

Il Presidente Crocetta ha salvato la sua poltrona e con essa la possibilità di continuare a foraggiare, in barba ad ogni tipo di proclama contrario finora espresso, i suoi più stretti collaboratori, senza dotarsi della pur misera strategia di politica economica.

L'Assessore Baccei ha dimostrato di aver egregiamente svolto il suo compito e di poter adesso proseguire la sua opera risanatrice.

Gli altri 11 assessori hanno la possibilità di continuare a gestire le briciole di un bilancio che non offre alcuna reale possibilità di spesa.

I 90 deputati, di maggioranza e di opposizione, hanno salvato, almeno per un altro anno, la legislatura. 

Già, ma cos'è la legislatura? Non è di certo la possibilità di legiferare nell'interesse dei siciliani, ma più semplicemente la garanzia di aver assicurato lo stipendio con cui pagarsi, così dicono in tanti, i debiti contratti nella campagna elettorale.

E dopo? Fare previsioni non è adesso particolarmente difficile, basta comprendere la logica con cui l'assessore Baccei ha formulato e fatto approvare la "sua" legge finanziaria. Lo spettro della "macelleria sociale" è stato evitato con un abile utilizzo del vecchio metodo del "bastone e della carota", oltre che con l'accensione di un ennesimo mutuo. Inoltre, sono state varate piccole norme che spostano gradatamente competenze di spese significative al suo assessorato. In questa legge finanziaria il bastone è stato usato nei confronti dei dipendenti regionali, famosi in tutto il mondo per i loro presunti privilegi. Pagheranno loro il conto con la decurtazione di trattamenti pensionistici, avvio di prepensionamenti e ulteriori riduzioni di vari emolumenti. Baccei ha dichiarato dopo l'approvazione che ora i conti sono più solidi anche se ci vorrà almeno un'altra finanziaria per metterli a posto; l'11 maggio prevede già di mandare in Commissione la riforma degli Enti locali.