BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2015/ Ripartire dal basso: il quartino di Comunione e Liberazione

Pubblicazione:lunedì 11 maggio 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 11 maggio 2015, 12.53

Immagine di archivio Immagine di archivio

Recentemente, papa Francesco ha ricordato che cosa significa fare politica per un cattolico, ma indicando una strada per chiunque: «Paolo VI ha detto che la politica è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune, pensando le strade più utili per questo, i mezzi più utili. Cercare il bene comune lavorando nelle piccole cose, piccoline, da poco… ma si fa. Fare politica è importante: la piccola politica e la grande politica. Nella Chiesa ci sono tanti cattolici che hanno fatto una politica non sporca, buona; anche che hanno favorito la pace tra le Nazioni. Pensate ai cattolici qui, in Italia, del dopoguerra: pensate a De Gasperi. Pensate alla Francia: Schuman, che ha la causa di beatificazione. Si può diventare santo facendo politica. E non voglio nominarne più: valgono due esempi, di quelli che vogliono andare avanti nel bene comune. Fare politica è davvero un lavoro martiriale, perché bisogna andare tutto il giorno con quell’ideale, tutti i giorni, con quell’ideale di costruire il bene comune. E anche portare la croce di tanti fallimenti, e anche portare la croce di tanti peccati. Perché nel mondo è difficile fare il bene in mezzo alla società senza sporcarsi un poco le mani o il cuore; ma per questo vai a chiedere perdono, chiedi perdono e continua a farlo. Ma che questo non ti scoraggi» (30 aprile 2015).

 

RIPARTIRE DAL BASSO 

Da questo punto di vista, paradossalmente, proprio il livello locale può rappresentare il punto di ripresa di una politica che superi gli schemi consueti in favore di una rinnovata ricerca del bene comune. Non per niente Sturzo ripartì dalle amministrazioni locali con la sua proposta politica popolare e molti dei nostri politici più validi fin dal dopoguerra sono cresciuti dal basso – provenendo da associazioni, parrocchie, movimenti, sindacati di fabbrica - e sono stati prima amministratori locali e poi parlamentari; erano persone profondamente immerse nella realtà popolare, in cui hanno imparato a rispondere a bisogni collettivi e concreti. Le Elezioni locali possono essere un banco di prova per far ripartire la politica dal basso e per coinvolgere di nuovo il popolo intorno ad essa.

Si può ricominciare a capire, in modo silenziosamente “rivoluzionario” rispetto al dopoguerra e alla Seconda repubblica, che la politica non è innanzitutto gestione del potere per il potere, ma che la politica è un servizio che puoi compiere anche quando si ha ben poco “potere”, anche trovandosi all’opposizione o amministrando dagli scranni della maggioranza senza tornaconti personali, in una rinnovata responsabilità verso i bisogni della gente.

 

CHE COSA TENERE PRESENTE IN QUESTO NUOVO PERCORSO? 

Come dicevamo un anno fa in occasione delle Elezioni europee, il punto di partenza è il riconoscimento del valore irriducibile della persona, ormai dato troppo per scontato quando addirittura non viene negato in nome di una qualche ideologia: occorre riscoprire che l’altro è un bene, e non un ostacolo da superare, per la pienezza del nostro io, tanto in politica quanto nei rapporti umani e sociali. Per questo «ciascuno metta a disposizione di tutti la sua visione e il suo modo di vivere. Questa condivisione ci farà incontrare a partire dall’esperienza reale di ciascuno e non da stereotipi ideologici che rendono impossibile il dialogo» (Julián Carrón, Corriere della Sera, 13 febbraio 2015). 

Perciò c’è bisogno di nuovi soggetti capaci di esprimere una coscienza adeguata dell’umano, di ciò che è essenziale alla realizzazione dei singoli e del popolo. Ma questo impegno non può essere demandato alla sola politica, deve avvenire innanzitutto in luoghi che risveglino l’io di ciascuno, lo educhino a un rapporto adeguato con la realtà (qualunque essa sia), gli facciano percepire esistenzialmente la centralità, unicità e sacralità di ogni persona. A partire da questo giudizio, proponiamo alcuni spunti di lavoro:

 

1) Quando in un momento di crisi si spreca, quando si spende più di quello che si ha a disposizione, allora si compromette il benessere di tutti. Occorre perciò applicare agli enti locali la sussidiarietà fiscale, vale a dire il principio secondo cui bisogna premiare chi è capace di fornire servizi di qualità migliore a costi sostenibili. Oggi l’Italia non è tutta uguale, ci sono comuni e regioni virtuosi e altri che vivono nel clientelismo, nello spreco e nell’incapacità di gestire razionalmente le risorse. Se si vuole che ognuno sia responsabile e maturo, bisogna abbandonare la prassi dei tagli orizzontali, che premiano inevitabilmente i più irresponsabili. Ed è sempre più urgente sapere distinguere tra amministrazione e amministrazione: solo in questo modo miglioreranno i conti dello Stato e la qualità dei servizi per i cittadini.

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >