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ELEZIONI REGIONALI/ Così Renzi guadagna con la scuola i voti che "perde" con De Luca

Per FABRIZIO RONDOLINO, Renzi più che un Duce è un imperatore feudale: ciascuno nel suo feudo fa quello che gli pare, purché paghi i contributi all’imperatore e mandi le truppe in guerra

Vincenzo De Luca (Infophoto) Vincenzo De Luca (Infophoto)

“Il caso di De Luca in Campania documenta che Renzi più che un duce è un imperatore feudale: ciascuno nel suo feudo fa quello che gli pare, purché paghi i contributi all’imperatore e mandi le truppe quando c’è da fare la guerra”. E’ l’analisi di Fabrizio Rondolino, giornalista e scrittore, a proposito delle ultime esternazioni del presidente del Consiglio sugli impresentabili nelle liste che sostengono il candidato di centrosinistra in Campania, Vincenzo De Luca. “Alcuni candidati mi imbarazzano eccome, però dico che le liste Pd sono pulite. Noi siamo intervenuti in modo molto forte sul Pd. Su alcune liste collegate al presidente si può discutere, ci sono candidati che non voterei neanche se costretto”, sono state le parole di Renzi ieri al videoforum di Repubblica.

Rondolino, per il ministro Boschi “la scuola in mano ai sindacati non funziona”. Ma il governo non rischia di mettersi contro un bacino di voti tradizionale come gli insegnanti?

Gli insegnanti sono stati in passato un serbatoio di voti più per la Dc che per il Pci, ma non c’è dubbio che Renzi qualcosa rischia. I genitori degli studenti però sono più numerosi degli insegnanti. Chiunque abbia almeno un figlio che è andato a scuola sa che la pubblica istruzione non funziona, che gli insegnanti non sono preparati, che spesso lavorano poco e male, che non spiegano agli studenti, che non c’è mai un criterio di merito. Renzi perde quindi qualche voto tra gli insegnanti, ma ne guadagna molti di più tra gli italiani.

Quanto conterà il risultato delle Regionali in Liguria e Campania?

Se Toti riuscisse nell’impresa di vincere in Liguria, tutte le nostre analisi sulla scomparsa di Forza Italia dovrebbero essere ridimensionate. Sempre se Toti vincesse sarebbe lui il successore di Berlusconi. La Campania mi sembra meno decisiva, in quanto se il centrodestra la mantiene non succede nulla di nuovo, mentre se il centrosinistra vince può dire di averla espugnata.

Renzi ha parlato di “sinistra masochista” che vuole far vincere Toti. E’ veramente così?

Una parte della sinistra Pd vuole semplicemente far perdere Renzi. La sua unica preoccupazione è mettere in difficoltà il segretario e in prospettiva fare cadere il governo. L’obiettivo è quello di instaurare un governo tecnico o istituzionale, che metta tra parentesi l’eccezionalità del renzismo e restauri il dominio del ceto politico tradizionale. D’altra parte quasi sempre la sinistra conservatrice fa vincere la destra, non è una novità.

Riferendosi alla Campania, Renzi ha detto: “Ci sono candidati che non voterei neanche se costretto”. Se non li voterebbe lui, perché mai gli elettori dovrebbero farlo?


COMMENTI
13/05/2015 - Definizione brutale ma positiva (Giuseppe Crippa)

La definizione trovata da Rondolino per il modo di gestire di Renzi mi piace per almeno due ragioni: la prima perché esplicita che Renzi non è un duce, la seconda perché l’organizzazione sociale feudale fu tutt’altro che disastrosa per il popolo coinvolto, ed infine sbocciò nel Rinascimento. Aggiungo poi che la frase: “ciascuno nel suo feudo fa quel che gli pare purché paghi i contributi all’imperatore e mandi le truppe quando c’è da fare la guerra” pur nell’evidente semplificazione (al limite della brutalità) si addice non soltanto al feudalesimo ma anche alla sussidiarietà. E questa è una terza ragione per la quale la definizione di Rondolino mi piace davvero.