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SCENARIO A DX/ Pasquino: dopo le Regionali Berlusconi incoronerà Marina

Per GIANFRANCO PASQUINO, un pesante insuccesso di Forza Italia alle Regionali segnerà la fine dell’era del Cavaliere e l’avvicendamento come leader con la figlia Marina come successore

Marina Berlusconi (Infophoto) Marina Berlusconi (Infophoto)

“Un pesante insuccesso di Forza Italia alle Regionali segnerà la fine dell’era del Cavaliere e l’avvicendamento come leader con la figlia Marina. E’ lei il successore designato, non certo Toti né tantomeno Salvini”. Lo afferma Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica alla Johns Hopkins University di Bologna, secondo cui “Berlusconi non avrà mai bisogno di correre dietro a Salvini, semmai è il contrario, perché è la Lega che per avere qualche chance di vincere ha bisogno di Forza Italia”.

Professore, partiamo dalla riforma della scuola. Renzi ha sottovalutato la Camusso scambiando il suo peso con quello di un Civati?

Renzi ha sottovalutato non soltanto la Camusso, ma anche la rilevanza della riforma della scuola, della valutazione che deve essere comunque data di un insegnante, del fatto che nessun preside può governare nel suo istituto da solo. Ha attuato quindi una riforma che magari negli obiettivi è condivisibile, ma che dal punto di vista del metodo è altamente criticabile. Ora dialogando di più con i sindacati può ritrovare la rotta giusta, ma deve riuscire a farlo con un consenso più ampio. Le riforme approvate senza il consenso dei riformati rischiano di produrre un nulla di fatto.

Sfidando i sindacati Renzi ha corso un rischio calcolato o semplicemente ha preso una cantonata?

Renzi non conosceva abbastanza la materia, così come non la conosce lo stesso ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Ma soprattutto Renzi non conosce abbastanza il legame che esiste tra le famiglie e gli insegnanti. Ci sono insegnanti molto popolari che riscuotono il rispetto, e qualche volta perfino l’ammirazione delle famiglie. Di fronte all’idea che i docenti siano valutati esclusivamente da un preside, le famiglie devono aver reagito in modo significativo. Ciò che abbiamo di fronte è la solita improvvisazione di questo governo, acuita dall’idea che si possa avere un uomo solo al comando non solo a livello di governo ma anche di ciascun istituto scolastico.

Quanto conta in questo braccio di ferro anche il fatto che i sindacati vogliono preservare il potere che hanno dentro la scuola?

Certamente c’è anche questo aspetto. Io sono però convinto che nessun istituto scolastico possa funzionare bene se non c’è un accordo di fondo tra il preside e i docenti. Questo accordo di fondo non passa necessariamente attraverso i sindacati, bensì attraverso la condivisione di valori e obiettivi che si sviluppano all’interno di un istituto. Capisco che ci sia anche un problema di eccessiva mobilità tra i professori, ma nella maggior parte delle scuole superiori i docenti che contano rimangono stabili.

Quali conseguenze politiche può avere invece la sentenza della Consulta sulle pensioni?