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NICOLA GRATTERI/ La 'ndrangheta in Germania? L'Europa è di burro, chiunque può penetrare

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NICOLA GRATTERI A RADIO 24 - "La 'ndrangheta in Germania è fortissima: ci sono decine e decine di locali di ndrangheta. In Germania perché non c’è un contrasto, perché l’Europa è di burro chiunque può andare a penetrare. Non immagina quanta ndrangheta c’è in Olanda, Spagna Portogallo, Svizzera, in Belgio". A parlare è Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria intervenuto ai microfoni di Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24. "La scorsa settimana in collaborazione con gli americani dell'FBI si è conclusa un'operazione 'bridge' contro la 'ndrangheta - ha aggiunto - Ha una portata importante perché era dalla 'Pizza connection' che non si facevano indagini con gli americani, sia con 'New bridge' l'anno scorso che quest'anno con la 'Columbus'. Ne faremo ancora altre, perché c'è un buon rapporto con gli americani".

NICOLA GRATTERI A RADIO 24 - "Con Renzi c'è il primato della politica? Non lo so, è presto per dirlo". A dirlo è Nicola Gratteri, magistrato e procuratore aggiunto di Reggio Calabria ospite della faccia a faccia di Giovanni Minoli nella puntata di Mix24 su Radio 24. Si è parlato anche di intercettazioni: "Siccome appena si arresta la persona l’avvocato ha diritto ad avere copia integrale di tutti gli atti, quindi anche delle intercettazioni, già quando va nelle mani di cinque, sei, dieci avvocati ormai non si controlla più. E quindi il problema va risolto alla radice, nel senso che nell’informativa si devono inserire solo le intercettazioni che riguardano il corpo del capo d’imputazione, il reato. Il gossip e le corna non vanno inserite", ha detto Gratteri. E ancora: "Nella modifica sulle intercettazioni telefoniche abbiamo previsto che nell’informativa vengano inseriti solo i pezzi di intercettazione che riguardano il corpo del capo di imputazione, tutto ciò che riguarda la vita privata, il pettegolezzo, il gossip non va sull’informativa". Se invece viene pubblicato "abbiamo previsto una pena che va dai due ai sei anni. Abbiamo previsto questa pena non perché il giornalista andrà in carcere ma per avere la possibilità di intercettare il giornalista, di avere i tabulati del giornalista, quelli dei suoi amici, per incrociare i dati e capire chi è stato il pubblico ministero o la polizia giudiziaria che gli ha dato la notizia". (Serena Marotta)



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