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SCENARIO/ La nuova Italia di Renzi, guerra senza regole

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Ora, con la legge elettorale che delinea un premier asso-pigliatutto, l'opposizione si trasferisce appunto a presidio dei contrappesi destinati ad essere da lui annullati o conquistati. Oltre che da mass media e sindacati, è da Csm e Corte costituzionale che viene la più consistente opposizione al governo, ma con la prospettiva di diventare sempre più un paese senza regole: contrappesi e poteri neutri si vanno sbriciolando. 

Il caso più clamoroso è la Corte costituzionale. Finché si contrapponeva a Berlusconi si diceva che era lo Stato di diritto contro l'Anomalia, ma ora che la collisione è con Renzi diventa una "guerra civile" a sinistra che accumula macerie istituzionali. La sentenza sulle pensioni — votata settimane prima — è stata indubbiamente divulgata "a orologeria" in coincidenza con la protesta di insegnanti e studenti. A loro volta i giuristi sostenitori di Renzi pretendono un ufficio di Ragioneria presso la Corte costituzionale da cui far dipendere l'autorizzazione di bocciare o meno un provvedimento governativo. 

E cioè: la Corte costituzionale dovrebbe chiedere a una Ragioneria se, quando e in che misura si tutelano — di volta in volta — i diritti costituzionali. A seconda delle esigenze di bilancio: oggi sì, domani no. E' così che le leggi retroattive tendono ad essere prassi accettata. In aggiunta scende in campo Raffaele Cantone che come Autorità nazionale anticorruzione sostiene l'"incandidabilità" dei "parenti stretti dei condannati per fatti gravi". Considerare "irrecuperabili" i figli di condannati evoca regimi non precisamente liberal-democratici. Con l'Incorruttibile siamo tornati a quella che i costituzionalisti chiamano "la vecchia storia di Rousseau contro Montesquieu": la "volontà generale" contro lo Stato di diritto. In nome del risanamento economico e morale c'è ormai un generale spintonamento verso un mondo senza regole.

Che la Corte costituzionale, che dovrebbe fungere da arbitro, non sia già oggi inattaccabile emerge ampiamente dal bel libro di Sabino Cassese, Dentro la Corte, che rievoca gli anni di cui l'eminente giurista ne fece parte dal 2005 al 2014. Per ben due volte (a pag. 131 e a pag. 235) Cassese si sofferma su "tipi e caratteri" dei suoi "compagni di viaggio": si va dal giudice che "si appisola durante le udienze" a quello "bravo e preparato, ma partigiano". Su 17 se ne "salvano", a malapena, un paio. 

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