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EXPO 2015/ 2. Non c'è solo l'Italicum

Pubblicazione:sabato 2 maggio 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Adesso però basta. D’accordo, non c’è una leadership politica condivisa, se non un iperattivo centravanti di movimento amante della battuta, dello slogan e dell’azione personale. Ovviamente, quelli che c’erano prima, ora che non ci sono più, detestano quelli che ci sono ora e dunque non si curano più del successo (o no) della ditta.

Sicuramente, è mancata una costruzione raffinata e strategica del semestre, manca un quadro stabile di routine istituzionale e di medio-lungo respiro, mentre l’Italia sembra (è) un cantiere infinito. Senz’altro, c’è stato qualche problema di trasparenza, qualche inchiesta, qualche “amico di” piazzato nel “cda del”, qualche truppa cammellata per fare numero di presenze, con più di una inutile prova di forza.

E poi Noi italiani non amiamo imbavagliarci quasi quanto non amiamo gli ex, post, neo-banchieri e gli ex, post, neo-politici. Tanto meno, Noi italiani, amiamo essere imbavagliati. Però, dai, questi sono i giorni decisivi, le cinque giornate pericolose, o va o spacca. E’ inevitabile pensare che per raggiungere il risultato, almeno qualche risultato, anche qualche forzatura sia necessaria. E va bene, c’è una minoranza di riottosi e poi una minoranza bis di feroci oppositori e poi una minoranza tris di antagonisti alla ricerca di nuove coalizioni sociali.

Manca la fiducia? Allora mettiamocela. C’è chi vuole andare in piazza? Paura preventiva, polemiche precostituite, avvocati preallertati. Non è detto che sia la migliore delle soluzioni possibili, ovviamente. Non è detto che quello gli italiani vogliano mangiare, ammesso che quello si possa mangiare.


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