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ELEZIONI REGIONALI 2015/ L'Ulivo di Emiliano "pensiona" FI e il Pd di Renzi

Raffaele Fitto (Infophoto) Raffaele Fitto (Infophoto)

Quanto al centrosinistra, stando ai vecchi sondaggi esso risultava pregiudicato dalla delusione per l’immobilismo della giunta Vendola. A dispetto delle aspettative suscitate dalle appassionate parole del governatore, si è trattato di una giunta tecnica e non politica; una giunta retta dagli alti burocrati regionali, alle cui indicazioni hanno dovuto piegarsi anche i principali assessori. Del resto, se in dieci anni si sono succeduti ben cinque assessori alla sanità, vuol proprio dire che la continuità della politica regionale è stata garantita dal personale tecnico e non già da quello politico. 

Di Vendola, insomma, resta l’immagine macchiettistica parodiata da Checco Zalone, che lo imitava come un parolaio forbito, appassionato, ma lontano dalla concretezza della realtà.

E’ in questo contesto che ha preso corpo la candidatura di Michele Emiliano. Egli è riuscito a interpretare le variegate aspettative d’innovazione e di sviluppo presenti nel territorio, offrendo una risposta politica e non clientelare. La sua candidatura è sostenuta da una varietà di liste, che spaziano dalla sinistra comunista al centro popolare. Si tratta di un’operazione che può ricordare quella del vecchio Ulivo di Prodi, con la differenza che quella coalizione era cementata dall’ossessione dell’antiberlusconismo e dalla lotta al nemico politico, mentre questa è definita (almeno formalmente) dalla preoccupazione di dare spazio alle richieste territoriali e politiche sinora tradite.

Così facendo, Emiliano pare essersi posto nella medesima prospettiva trasversale del fare già inaugurata da Renzi, manifestando un indirizzo politico più pratico che ideologico. Vi è però una differenza fondamentale: mentre il capo del governo assorbe e annichila gli alleati, neutralizzando le relative differenze, il primo sembra restituire agli stessi le originali identità. 

Anche per tale via, di conseguenza, risalta la differenza di Emiliano con Fitto: se quest’ultimo è costretto a cercare una propria identità politica andando oltre Manica e cavalcando il successo elettorale di Cameron, Emiliano resta pugliese e fa coincidere la propria identità con il coinvolgimento pratico delle diversità territoriali che intendono governare la Regione. 

Il problema, ovviamente, sarà quello di non rimanere schiacciati dalla possibile litigiosità infracoalizionale. Ma questa è un’altra storia. Al momento è sufficiente rilevare come la conquista del centro da parte di Emiliano si stia compiendo non già per annessione e annichilimento degli alleati, bensì per un loro partecipato coinvolgimento. Il resto è ancora da scrivere.

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