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Politica

ELEZIONI REGIONALI 2015/ L'Ulivo di Emiliano "pensiona" FI e il Pd di Renzi

ANTONIO FANNA prova ad analizzare il quadro politico in vista delle elezioni regionali in Puglia e spiega perché il centrodestra si è sucidato. Ecco di cosa si tratta

Raffaele Fitto (Infophoto)Raffaele Fitto (Infophoto)

Paradossalmente, il vero elemento di novità delle elezioni regionali pugliesi del 2015 rischia di essere quello più prevedibile, vale a dire quello già lungamente programmato della candidatura di Michele Emiliano a governatore. Le altre proposte elettorali, per contro, nonostante gli scossoni e i colpi di scena, si sono dimostrate ripetitive delle passate esperienze e prive di un proprio appeal politico e personale.

Quanto al centrodestra, la competizione fra le due liste concorrenti guidate da Adriana Poli Bortone e da Franco Schittulli appare doppiamente deficitaria. 

Per un verso, essa rinvia alla più generale contesa fra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto, replicando al proprio interno i segni dell’implosione politica di Forza Italia e della conseguente fuga delle personalità più forti e capaci da un partito oramai allo sbando e privo di un progetto di qualche credibilità, sia pure solamente mediatica. E anzi, l’operazione di avere ripescato Adriana Poli Bortone dalla quiete della pensione e di averla rigettata nell’agone politico senza nemmeno il tempo necessario per approntare un progetto adeguato al futuro della Regione, ben evidenzia la dignità e l’attendibilità dell’intera operazione; un’operazione priva di altre finalità se non quella di osteggiare l’unitarietà di un centrodestra territorialmente riconducibile a una personalità regionale (Fitto) invisa al leader nazionale del medesimo schieramento di riferimento (Berlusconi).

Per altro verso, la competizione fra le due liste del centrodestra appare come un déjà vu. Già nella scorsa tornata elettorale, infatti, il centrodestra perse a causa di analoghe divisioni interne, sfociate poi in una sfida suicida che proprio Adriana Poli Bortone intentò contro l’allora Polo delle libertà guidato da Berlusconi e Fitto, quest’ultimo colpevole di non essere riuscito a impedire. Sicché, oltre a replicare in scala regionale gli effetti di una gravissima crisi nazionale, la divisione locale del centrodestra denunzia i limiti politici dei suoi leader. Essa rinvia alla sperimentata incapacità di Raffaele Fitto, emersa in tutto il trascorso decennio, di costruire attorno a sé un’alternativa politica vincente, coadiuvando un progetto politico non solo territorialmente radicato, ma soprattutto politicamente inclusivo e condiviso; un progetto capace di attrarre e valorizzare le diverse presenze della società civile, come pure di farsi interprete di quei settori generazionali e sociali solitamente distanti dai consueti circuiti (clientelari) del consenso elettorale.

Quando nel 2010, all’indomani della seconda vittoria sul centrodestra, Nichi Vendola difese beffardamente Raffaele Fitto al grido di “Nessuno tocchi Raffaele”, non si limitò a canzonare il suo avversario, già destinatario delle tante critiche provenienti dall’insofferenza di molti settori del medesimo centrodestra; più ancora, colse e denunziò il vero limite del giovane politico, ai cui perseveranti errori ascrisse le ragioni della propria vittoria. Allora come ora, in definitiva, la conquista politica di una Regione è rimessa a una capacità di comprensione e di valorizzazione delle diverse istanze e soggettività territoriali, che Fitto non è riuscito a dimostrare.