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ELEZIONI REGIONALI 2015/ Renzi ci scherza, ma in Veneto perderà ancora: ecco perché

Sondaggisti a parte, sembra che nel Veneto anche questa volta il centrosinistra andrà incontro a una ennesima sconfitta elettorale. Il commento di FRANCESCO JORI

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

I primati economici si sono sbiaditi da tempo, picconati da una crisi che non risparmia neppure l’ex isola felice. Rischia di rimanerne uno, politico e per nulla lusinghiero: il Veneto unico pezzo d’Italia dove la sinistra perde a prescindere. Ormai a ridosso del silenzio-stampa sui sondaggi, i termometri dell’opinione pubblica indicano pressoché concordi un netto vantaggio del governatore uscente, Luca Zaia, Lega, sulla sfidante principale, Alessandra Moretti, Pd. 

Certo, le esperienze italiane e straniere, comprese le più recenti (vedi Israele e Inghilterra) sembrano accomunare gli odierni sondaggisti agli antichi aruspici: nel senso che i loro rilievi statistici rischiano di avere l’identico valore delle viscere degli animali di un tempo, comunque non ci prendono. Ma l’aria che tira, per una volta, pare confermare le previsioni. E se dovessero verificarsi, sarebbe davvero il caso per il centrosinistra veneto di farsi fare un check-up radicale: perché diventa decisamente dura perdere quando dall’altra parte hai una Lega spaccata in due, e una Forza Italia drasticamente rinsecchita nei numeri, e che rischia nelle urne di fine maggio un malinconico bis di quanto appena capitatole a Trento e Bolzano.

C’è un “ma”, peraltro: ad oggi, più di un veneto su due non ha ancora deciso se andare a votare, e cosa votare; e il popolo degli astensionisti rappresenta la quota di gran lunga maggioritaria di questo “popolo del rifiuto”, attestandosi sopra il 40 per cento. Saranno comunque questi fantasmi, anche restandosene a casa, a determinare l’esito delle prossime regionali: nel senso che la vittoria andrà a colui che riuscirà a mobilitarne il maggior numero possibile. Ecco perché gli sforzi dell’ultimo scorcio di campagna elettorale si dirigono soprattutto verso questo potenziale serbatoio; anche se con scarse possibilità di prosciugarlo. Perché in realtà il copione di queste elezioni assomiglia stancamente e malinconicamente a tutti quelli del passato. 

Confronti tra candidati ciascuno dei quali assicura che in caso di successo farà cose mirabolanti; vecchie liste della spesa proposte dalle varie associazioni; stucchevoli polemiche reciproche, anche tra persone che fino all’altro ieri avevano governato insieme. Sta di fatto che la maggioranza uscente arriva spaccata: da una parte la Lega ortodossa di Zaia “benedetta” da Salvini; dall’altra i dissidenti di Tosi alleati nella circostanza con i centristi Ncd e con la parte di Forza Italia che ha rotto con la casa-madre, inclusi l’attuale vice presidente della giunta e l’attuale presidente del consiglio. Sullo sfondo, i grillini che contendono ai tosiani il ruolo di terzo incomodo, la sinistra radicale, e il variegato pianeta dei venetisti che riesce a dividersi in tre parti distinte: chi va da solo, chi col centrosinistra, chi col centrodestra. Con la prospettiva di rivelarsi irrilevanti tutti e tre.


COMMENTI
22/05/2015 - Co' parla na bela dona la ga senpre rason. (Giuseppe Crippa)

Non dovrei permettermi di ribattere a Jori che è veneto e quindi capace di comprendere a fondo quanto pensano i suoi corregionali ma ritengo che questa volta si sbagli e che Alessandra Moretti lo sorprenderà. I veneti sanno che per candidarsi si è dimessa da europarlamentare e hanno modo di vederla di persona perché sta visitando tutti i 574 comuni della sua regione.