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SCENARIO/ Caldarola: no a Marina, Berlusconi sceglie Marchini (o Barilla) come suo erede

Pubblicazione:sabato 23 maggio 2015

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

Primarie? Non se ne parla. Berlusconi, impegnato in Campania a sostegno di Stefano Caldoro, ieri ha risposto così a Matteo Salvini, che ha chiesto le primarie per decidere leadership e programma del futuro centrodestra. Berlusconi ha detto di avere in serbo "due o tre persone" per la guida del nuovo movimento. Che cos'ha in mente l'ex premier? Lo abbiamo chiesto a Peppino Caldarola, ex direttore dell'Unità, osservatore disinteressato (ma ben informato) delle logiche e dei movimenti berlusconiani.

Caldarola, domenica sera vedremo Berlusconi ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa. Una prima volta. Che cos'è, una mossa della disperazione?
No, mi pare più il tentativo di un'operazione-simpatia. Berlusconi non può più giocare la carta di Vespa perché è usurata; va da Fazio per farsi accettare da almeno una parte del composito mondo della sinistra. Il messaggio è chiaro: quella lunga guerra che abbiamo combattuto, io e voi, adesso è finita. 

Berlusconi sa bene che in palio ci sono gli astenuti. La vera "maggioranza relativa".
Sì, la stessa che ha fatto guadagnare a Renzi una percentuale pazzesca alle ultime europee e che ha penalizzato il Cavaliere fino a ridurlo al lumicino nelle ultime elezioni bolzanine. Gli astenuti sono un pericolo per Berlusconi perché quello è il suo mondo, il mondo dei moderati che ritenendo di non avere altre carte da giocare, scelgono di non giocarne alcuna.

Salvini ha detto sì alle primarie, ieri è arrivato il no di Berlusconi. Se l'ex premier cerca eredi, le primarie non sono il modo migliore per trovarli?
Berlusconi non ha mai creduto nelle primarie, solo nelle leadership di fatto. In Puglia Vendola vinse le prime primarie italiane perché D'Alema sottovalutò la mobilitazione di Cgil, Cobas, Fiom e Arci che costituirono il nucleo militarizzato intorno al quale il pur carismatico Vendola costruì il successo. 

Un voto organizzato e militante che Berlusconi sa bene di non avere.
Non lo ha mai avuto. Ma ce l'ha Salvini, per esempio.

Per questo Berlusconi lo teme.
Sicuramente sì. Alle primarie la quota di elettorato più partecipe è quella che annusa il combattimento contro il nemico esterno, e questa parte più accesa è quella che si sta spostando verso Salvini, assai più dei moderati delusi dalle mancate riforme di Berlusconi.

Prima l'ex Cavaliere ha parlato di partito repubblicano, poi di movimento, poi di "due o tre persone" top secret da lanciare, poi di sé medesimo nel ruolo di federatore. L'impressione è che non sappia che pesci pigliare.
Diciamo che sta cercando di fare una pesca a strascico, alla guida di una nave che ha perso una parte dell'equipaggio, che ha delle falle e che è senza scialuppe di salvataggio. Cerca allora di trasformare la propria immagine lanciando l'idea di un'alleanza con Salvini, al tempo stesso però ha dei dubbi perché teme il "timbro" del leader leghista. Inoltre teme per le sue aziende.

Perché?


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