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ELEZIONI REGIONALI 2015/ Il sondaggista: il Pd di Renzi è il partito dei pensionati benestanti

Pubblicazione:venerdì 29 maggio 2015

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“Chi ha sofferto di più per la crisi al momento del voto sceglierà di astenersi. Abbiamo un processo democratico che mostra alcune incrinature, e ciò è preoccupante perché l’Italia è priva degli anticorpi di cui dispongono altri Paesi”. E’ l’analisi di Roberto Weber, direttore dell’Istituto di Ricerca Ixé. A due giorni dal voto per le Regionali in molti temono un’alta ondata di astensionismo. Quando in novembre si è votato in Emilia-Romagna si è presentato alle urne soltanto il 37,7% degli elettori, contro il 58,7% delle Europee di un anno fa. Il 2006, quando alle Politiche votò l’81%, sembrano appartenere a un’altra epoca storica. E il fatto che il voto del 31 maggio sia proprio in mezzo al ponte del 2 giugno di certo non aiuta.

 

In quanti andranno alle urne per le Regionali?

L’affluenza in queste Regionali scenderà al di sotto del 50%.

 

Chi se ne avvantaggerà?

L’astensionismo non avvantaggerà né colpirà nessuno in particolare. Quello che è in atto è piuttosto uno strutturale rifiuto di una parte cospicua della popolazione nei confronti della partecipazione alla vita politica. Nel 2006 sia centrodestra sia centrosinistra raccolsero 19 milioni di voti ciascuno, e quindi tanto governo quanto opposizione avevano un fortissimo avallo popolare. Quando questo viene meno in Italia si pongono dei problemi inevitabili.

 

Che cosa sta avvenendo?

La quota che non partecipa è gravata dalla presenza di quei ceti sociali che sono stati più colpiti dalla crisi. Pezzi forti di elettorato popolare non partecipano più. Chi è maggiormente sofferente al momento del voto sceglie di restare fuori. Abbiamo un processo democratico che mostra alcune incrinature. Anche in altri Paesi l’affluenza al voto è bassa, ma in quelle nazioni esistono degli anticorpi che noi non abbiamo.

 

Qual è l’identikit del cittadino astensionista?

Nella galassia del disagio ci sono ex fasce produttive e lavoratori che arrivano fino a 45 anni pur restando sempre dentro a un alone di precarietà. Questo malcontento trova in parte risposta nell’attuale offerta politica, ma tutti gli altri se ne restano a casa.

 

Chi vota per l’M5S?

A votare per l’M5S è sia una quota di elettori che un tempo avremmo definito di sinistra sia una quota di elettori di centrodestra. I moderati sono sempre più frammentati e quasi non esistono più.

 

Perché l’M5S non riesce a raccogliere tutta l’area del malcontento?


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