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ELEZIONI REGIONALI 2015/ Sette retroscena (che nessuno dice) del voto in Liguria

Pubblicazione:venerdì 29 maggio 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Oppure a uomini come il consigliere regionale uscente di Ncd, ricandidato a destra con Area Popolare, che risponde all'eloquente nome di Gino Garibaldi, o all'asso delle preferenze dell'entroterra, democristiano da sempre, Giovanni Boitano oggi in forza alla lista civica che appoggia la candidata renziana ma schieratissimo politicamente con l'ex parlamentare Pdl Gabriella Mondello. 

Sono tutti piccoli tasselli di un grande groviglio che disorienta l'elettorato di centrodestra e che lo divide in tre tronconi: quelli che, disgustati, non andranno a votare, quelli che seguiranno il loro kingmaker e quelli, infine, che ringalluzziti dai sondaggi proveranno a puntare sullo sbiaditissimo Toti. Ma il succo non cambia: i moderati escono molto deboli da questi anni e, fatta salva la Lega (che troneggerà), staranno per lo più a casa, lasciando ai rimanenti la gioia di dividersi in parti uguali come in tutte le buone famiglie.

Quarta notizia: i voti del centrodestra che arriveranno alla Paita sostituiranno parzialmente quelli che le sottrarrà Pastorino. Il candidato della sinistra Pd — e del progetto del nuovo contenitore post-vendoliano — infatti non sfonderà, ma farà bene soprattutto a Genova città. L'uomo ci sa fare, ha grandi doti comunicative, capacità e non ricorda neppure un attimo i suoi grandi sponsor, ma non è radicato al di là delle mura del capoluogo. E questa è la sua terribile debolezza. Per cui certamente prenderà buoni voti, ma troppo pochi e — soprattutto — già sostituiti dai paitiani del centrodestra.

Quinta notizia: Alice Salvatore, la pentastellata, non ha soldi per la campagna elettorale. Con lei ci sono molti giovani, molti voti d'opinione, ma in una delle regioni più vecchie d'Italia (benché patria del Grillo nazionale) questo conta poco o nulla. Per cui la gara, per la signorina, alla fine è con Pastorino e con la Lega. Non certamente con la Regina indiscussa delle liste e delle preferenze già proiettata sulla poltrona di Burlando.

Sesta notizia: Toti non esiste. Il ragazzo va in giro, stringe mani, ma non si orienta, non sa dove si trova. Questa storia del testa a testa l'hanno inventata a posta per far risultare ancora più smagliante la vittoria di Renzi, ma di sostanziale c'è poco. Certo: ha riunito tutti i volti del centrodestra italiano, ma non basta. Contro di lui, e contro Berlusconi, gioca l'astensione, il voto disgiunto, il malcontento grillino. Quando apriremo le urne non avremo grandi sorprese, se non l'allarmante astensionismo che incoronerà Renzi Re sulle macerie di un paese che non vota più perché non sa più per chi — e per che cosa — votare.


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