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ELEZIONI REGIONALI 2015/ Sette retroscena (che nessuno dice) del voto in Liguria

Pubblicazione:venerdì 29 maggio 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

L'ago della bilancia stavolta pare essere una lanterna. Le regionali del 2015 sembrano destinate a non disputarsi in sette regioni, ma fondamentalmente in una sola: la Liguria. Per qualcuno potrebbe essere questa la carta vincente di Matteo Renzi, carta che potrebbe renderlo capace del mitico "6 a 1" che lo consacrerebbe — definitivamente — leader del Pd e Principe del Bel Paese. Per qualcun altro la Liguria, al contrario, potrebbe essere la regione della rinascita, il volano ai progetti berlusconiani di rifondazione del centrodestra nell'unico, grande, "comitato elettorale" dei Repubblicani di casa nostra. Tutto suggerisce, in definitiva, che la storia di queste regionali sia la favola di una sfida aperta. 

Eppure non è proprio così. Molti dettagli i non liguri non li conoscono e molti altri li ritengono irrilevanti, ma ciò che si muove nella "casa del pesto" è diverso da ciò che si dice e si comunica. Per questo, a quattro giorni dalle elezioni, tentiamo di scoprire le carte e proviamo a capire che cosa bolle davvero in questo calderone offrendo a chi legge sette notizie che nessuno dice ad alta voce.

Prima notizia: la Liguria è un insieme di almeno cinque regioni politiche. Dalla cartina geografica pochi lo direbbero, ma la striscia di terra lambita dal Tirreno è composta da una piccola serie di aree facilmente identificabili. C'è il Ponente, storica roccaforte liberale fino alla periferia di Savona, c'è quindi il Savonese fortemente in mano agli uomini del Pd, e c'è Genova la Rossa, patria di una Sinistra molto radicale che, tuttavia, non ha ancora del tutto voltato le spalle a Renzi. A Levante poi viene il Tigullio, da Portofino a Moneglia con le valli dell'entroterra, antica enclave liberale e democristiana, e infine lo spezzino — dalle Cinque terre fino al confine con la Lunigiana — saldamente in mano agli uomini dell'ex Pci. Ovviamente in ciascuna di queste zone ci sono delle eccezioni, come la "sinistra Sestri Levante" o alcune località della pianura ingauna decisamente poco inclini alla tradizione democratico-cristiana; ma su queste cinque aree si gioca senza dubbio tutta la battaglia di queste elezioni.

Seconda notizia: allo stato attuale i candidati veri sono quattro. Sulla carta sono ben otto, ma quattro di essi sono destinati a raccogliere poco più dello zero virgola in alcuni quartieri ben definiti di Genova, lasciando la partita alla renziana Paita, al berlusconiano Toti, alla pentastellata Salvatore e al civatiano Pastorino. Sono questi i nomi su cui puntare tutta la nostra attenzione.

Terza notizia: vincerà la Paita. Forse non sarà un exploit, ma la donna si presenta ai nastri di partenza con alcuni endorsement che — benché fossero per le primarie — l'elettorato moderato non ha dimenticato. Basti pensare all'ex assessore della giunta regionale di centrodestra Franco Orsi (adesso sindaco ad Albisola) o ad un uomo di punta dell'area spezzina come Alessio Saso, entrambi schieratissimi nella battaglia contro Cofferati a favore della "Raffaella ligure" e poi, in definitiva, quasi scomparsi dai radar delle cronache ma sempre attivi nel sottobosco elettorale.


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