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J'ACCUSE/ Caldarola: il Pd di Renzi? Lo hanno voluto così Prodi, Bersani e D'Alema

Massimo D'Alema (Infophoto) Massimo D'Alema (Infophoto)

De Bortoli ha ragione quando dice che il premier è “un maleducato di talento”. Renzi è il talento politico più forte della seconda Repubblica e ha superato lo stesso Berlusconi. Nello stesso tempo è vero che è un personaggio che non usa il “bon ton”. Un signore milanese come de Bortoli può lamentarsi della mancanza di buone maniere, ma la politica non conosce il “bon ton” da molto tempo. Io proibirei ai bambini di ascoltare il dibattito parlamentare, come gli proibirei di vedere un film a luci rosse. Accusare Renzi di questa degenerazione però non ha senso.

 

Come esce il centrosinistra da questa vicenda dell’Italicum?

Stupisce che l’impostazione di Renzi non piaccia a Romano Prodi. Lo stesso Arturo Parisi ha ammesso che Renzi si muove nel solco dell’ispirazione del Pd. Si tratta di un partito a forte leadership, scalabile attraverso le Primarie, che non ha riferimenti a schemi tradizionali di cultura politica perché pretende di rifondarla. Questo è il partito che hanno voluto Prodi e Veltroni, e cui hanno accondisceso D’Alema e Bersani.

 

Lo stesso Bersani che ora si lamenta per ciò cui queste scelte hanno portato?

Esattamente. Non capisco perché nel momento in cui questo partito è interpretato da un personaggio non previsto dalle fattucchiere come Renzi, non è più né il Pd né la ditta né la casa comune. E soprattutto non capisco gli appelli a tornare all’Ulivo, inteso come più partiti in coalizione. Significa che hanno preso in giro i militanti, spingendo per uno scioglimento di Ppi e Pds, e ora vorrebbero tornare indietro.

 

Renzi punta tutto sull’Italicum perché è privo di un’idea di politica economica?

Non metterei in relazione le due cose. Renzi pone la fiducia perché è giustamente convinto che bastava un emendamento per inabissare definitivamente la legge elettorale. E’ ben vero che sia Renzi sia i suoi oppositori interni ed esterni al Pd non hanno la minima idea di quale prospettiva indicare al Paese. Non c’è una sola forza politica che abbia presentato una mozione di indirizzo economico al dibattito parlamentare. I partiti della Seconda Repubblica si sono riempiti la bocca di liberismo e di mercato, ma nessuno ha mai portato un progetto per l’Italia.

 

Quali sono le responsabilità dell’attuale premier?

Renzi continua lungo questa strada e ciò è il suo punto di maggiore debolezza. La sua tesi è che la legge elettorale e la riforma di Senato e PA rendano più veloce il processo decisionale. Questo è sicuramente vero, ma a mancare è un discorso di politica economica sulla vocazione del nostro Paese. E’ un vuoto cui non avevamo mai assistito durante la Prima Repubblica né con Moro né con Berlinguer né con Craxi. Invece da Berlusconi e da Renzi non sappiamo e non abbiamo mai saputo qual è la loro idea di Italia.

 

(Pietro Vernizzi)

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