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J'ACCUSE/ Caldarola: il Pd di Renzi? Lo hanno voluto così Prodi, Bersani e D'Alema

Pubblicazione:domenica 3 maggio 2015

Massimo D'Alema (Infophoto) Massimo D'Alema (Infophoto)

“Io non esco dal Pd, bisogna tornare al Pd. Il gesto improprio di mettere la fiducia lo ha fatto Renzi, non io. E' lui che ha fatto lo strappo”. Sono le parole di Pier Luigi Bersani, che ha commentato così il voto di ieri alla Camera dei Deputati sulla legge elettorale. Una posizione ch non convince Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex parlamentare dei Ds, secondo cui “quello di Bersani è un linguaggio bolscevico. Renzi è espressione diretta del Pd voluto da Prodi, Veltroni e D’Alema, ma siccome a interpretarlo oggi è un personaggio non previsto dalle fattucchiere, il partito non è più la ditta o la casa comune e si vuole ritornare all’Ulivo”.

 

Perché la minoranza Pd si è spaccata in aula?

Sì è spaccata perché c’è una parte che non condivide la linea dei big in quanto la considera senza prospettive. Interpreta cioè questa linea come il tentativo di uno scontro frontale con Renzi, cui non c’è come seguito né l’idea di una scissione, né quella di una proposta positiva. Di fronte a una sorta di “luddismo politico” una parte significativa della minoranza ha deciso che non si poteva dire di no al governo, comprendendo che non votare la fiducia corrisponde a un no all’esecutivo. In un partito chi dice no a un governo diretto dal proprio segretario si mette in una posizione di auto-esclusione.

 

Per Civati “la fiducia è un punto di non ritorno”. Lei come vede la sua posizione?

Civati è un ragazzo intelligente, ma non si è accorto che sta diventando un personaggio buffo. Il fatto che annunci un giorno sì e l’altro no che sta per andare via, rende la sua posizione carica di umorismo. Sarebbe opportuno che a questo punto decidesse di andarsene e provasse a dare vita a un rassemblement con altre forze.

 

Per Bersani a porsi fuori dal Pd non è chi non ha votato la fiducia, ma Renzi che ha deciso per lo strappo. E’ d’accordo con lui?

Quella di Bersani è una frase di tipo bolscevico. Mi domando come faccia il leader di una maggioranza a porsi fuori dal partito. Sostenere che un segretario, il quale gode di un’ampia maggioranza nel partito, sarebbe fuori dallo stesso partito è un linguaggio buffo. Bersani assomiglia ai comunisti che nel 1921 si volevano separare da Turati.

 

Il voto di fiducia sull’Italicum è una minaccia per la democrazia?

Non ha senso vedere nel voto di fiducia una minaccia per la democrazia. Nel momento stesso in cui pone la fiducia, il governo dichiara di ritenere che se un certo provvedimento non fosse approvato, non ci sarebbe ragione per continuare a rimanere al suo posto. Il presidente del consiglio chiede se deve restare al governo o andarsene, ed è quindi quanto di più democratico ci sia.

 

Condivide le critiche a Renzi nell’ultimo editoriale di de Bortoli sul Corriere?


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