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Politica

ELEZIONI REGIONALI 2015/ Il giurista: impresentabili contro moralisti? Ecco chi vince...

Ieri la commissione Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ha pubblicato la lista degli "impresentabili". E se uno di questi viene eletto? Il commento di MASSIMO LUCIANI, costituzionalista

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Anche per Vincenzo De Luca sarà applicata la legge: è la sorprendente dichiarazione del ministro Alfano al temine di una giornata politica divenuta incandescente dopo la pubblicazione da parte della commissione Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, della lista degli "impresentabili", i politici coinvolti in reati la cui tipologia è minuziosamente prevista dal codice di autoregolamentazione approvato dalla stessa commissione il 23 settembre 2014. Per tutta risposta, ieri De Luca — che qualora venisse eletto, potrebbe essere sospeso da governatore per gli effetti della legge Severino  — ha querelato la Bindi per diffamazione. Su oltre 4mila candidati esaminati, la Commissione Antimafia ha individuato 16 impresentabili: 4 sono candidati in Puglia, gli altri 12 in Campania. Tra di loro c'è De Luca. Qualche effetto, alla vigilia delle elezioni regionali, la lista dell'Antimafia lo ha già prodotto, perché Antonio Scalzone ha ritirato la candidatura e Francesco Plaitano ci sta riflettendo. Ne abbiamo parlato con Massimo Luciani, costituzionalista e avvocato.

Professore, e se un "impresentabile" venisse eletto?
Il termine "impresentabile" è giornalistico, non giuridico. E non significa affatto che un candidato non si possa presentare, o che sia tenuto a fare alcun tipo di passo indietro. 

Se mettiamo da parte la polemica politica delle ultime ore, come siamo arrivati a questo?
La legge istitutiva della commissione Antimafia ha dato alla commissione il compito di verificare su possibili infiltrazioni della criminalità, in particolare di quella organizzata, nelle assemblee rappresentative. La commissione, poi, ha ritenuto di proporre ai partiti un codice di autoregolamentazione, invitandoli ad adottarlo. I partiti che lo accettano si impegnano a non presentare candidati che si trovano in una determinata condizione prevista da quel codice. In realtà, però, anche quei candidati sono perfettamente eleggibili.

Dunque il problema politico è una cosa, quello giuridico un'altra.
Indubbiamente.

Però ci sono polemiche sulla tempistica della lista. E' stata pubblicata a poche ora dal voto, e domani (oggi, ndr) c'è il silenzio elettorale. La commissione non ha oltrepassato le sue prerogative?
Occorre anzitutto inquadrare la questione in termini più generali. Nella relazione approvata nel 2014 la stessa commissione ha rilevato che, qualificando come non candidabili o invitando i partiti a non candidare persone che si trovano in condizioni diverse da quella del condannato in via definitiva, si corre un grave rischio, perché il candidato potrebbe essere successivamente assolto, mentre il danno subìto nel frattempo sarebbe molto grave e non rimediabile.

Era l'unico problemaNo, ce n'è un altro, che la commissione ha voluto tener presente: precludere la candidatura soltanto ai condannati in via definitiva le è parso troppo debole, perché consentiva di fare politica a personaggi che sarebbe stato il caso di tenere lontani. 

Dunque?
Sono due esigenze molto delicate, che la commissione ha inteso bilanciare con il codice di autoregolamentazione. Tuttavia una cosa è un codice di autoregolamentazione, altra una disciplina legislativa vincolante. E quanto ai tempi, essi sono condizionati dall'acquisizione della documentazione. Poiché non sappiamo come si sia proceduto, la mia risposta… è che al momento non posso rispondere. 

Che cosa bisognerebbe sapere?