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ELEZIONI REGIONALI 2015 / Risultati, tre errori minacciano la "vittoria" di Renzi

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Una scissione, o quantomeno una diaspora, all'indomani del voto sembra assai più di un'ipotesi, e forse Renzi in cuor suo se l'augura pure, per avere a disposizione un partito più coeso. Per recuperare la credibilità che esce appannata da questo voto il premier segretario punta su una nuova accelerazione del processo riformatore. Chiudere sulla scuola e mettere mano alla pubblica amministrazione sono i prossimi obiettivi. Poi la Rai e l'Europa, che sin qui ha riservato ben poche soddisfazioni. 

Rompendo da Trento il silenzio elettorale in maniera ben poco ortodossa, Renzi ha annunciato che da settembre l'Italia si farà sentire a Bruxelles contro la politica del rigore. Peccato che questo pressing sia in corso già da un anno, con risultati limitati (il quantitative easing lo ha inventato Draghi, non il Consiglio Europeo). E francamente non si vede per quale ragione Angela Merkel debba concedere nel prossimo autunno quella flessibilità negata nei fatti nei mesi scorsi all'intera area euro. 

Davanti a se l'ex sindaco di Firenze ha un'opposizione ridotta ai minimi termini, con i 5 Stelle in discreta salute elettorale, ma ininfluenti, e con il sorpasso probabile della Lega su Forza Italia. A suo giudizio Salvini è l'avversario ideale, il più facile da battere, perché troppo spostato a destra.

Le insidie maggiori sono quindi quelle che vengono dal fronte interno, da dentro il Pd, a patto che le minoranze interne escano dal loro stato di torpore e dal ruolo di eterni Amleto, incapaci di fare vera opposizione al premier. Se nelle pieghe di una vittoria si dovessero intravedere i punti deboli del renzismo, allora la vittoria alle regionali potrebbe trasformarsi in una vittoria di Pirro. Ma Renzi lo sa, e farà di tutto per evitare di offrire il destro ai suoi nemici interni.

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