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DOPO L'ITALICUM/ Chi guasta la festa a Renzi?

Pubblicazione:lunedì 4 maggio 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Una galassia però difficile da coagulare, e che Letta fa mostra di non aver intenzione di guidare, almeno per ora. Ha annunciato le sue dimissioni dal Parlamento a settembre per dedicarsi all'insegnamento a Parigi. La capitale francese, però, è a sole due ore di volo da Roma, e settembre è ancora lontano. Da qui ad allora molte cose possono succedere.

Nel piccolo della vita del Pd c'è da definire a giorni il successore di Roberto Speranza nel ruolo di capogruppo alla Camera, questione più delicata di quanto non possa sembrare. Ci sono poi le elezioni regionali a fine maggio, con molte incognite sull'esito del voto, che dipenderà soprattutto dalla percentuale dei votanti. Più sarà bassa, più sarà facile per il Pd vincere alla maniera di Bonaccini in Emilia, con il 37% dei votanti. Se qualcosa dovesse andare storto (leggasi una regione persa a sorpresa fra Liguria e Marche, dove i democratici si sono divisi), allora anche Renzi potrebbe avere grattacapi. 

Nell'immediato il prossimo fronte sarà la riforma della scuola. Mentre alla Camera si è lavorato a tappe forzate anche di domenica per esaminarne il testo in commissione, Renzi veniva contestato dagli insegnanti alla festa dell'Unità di Bologna. E martedì lo sciopero generale della scuola costituirà il termometro del dissenso. In piazza ci saranno anche alcuni esponenti della sinistra dem, a cominciare da Fassina, e il cammino parlamentare del provvedimento non si preannuncia affatto agevole.

E' evidente che il malcontento nei confronti dell'operato del governo stia lentamente crescendo, ma Renzi non intende cedere neppure di un millimetro, lo dice e lo ripete a ogni uscita pubblica. Prudenzialmente ha deciso però di far slittare di un mese, a dopo le regionali, l'esame della riforma costituzionale in Senato, dove la sua opposizione interna potrebbe riuscire a condizionarlo assai più che alla Camera. 

Ma se qualcosa dovesse andare storto (o, al contrario, arrivare dalle urne un clamoroso 7-0), allora la tentazione di precipitare il paese verso il voto sarebbe fortissima, e difficilmente il capo dello Stato avrebbe la forza di arginarla. 



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