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IL CASO/ Vaccaro (ex Pd): lascio il partito perché mi vergogno di Renzi

GUGLIELMO VACCARO lascia il Pd in quanto non condivide la scelta di candidare De Luca in Campania, ma più in generale si dissocia dal renzismo e dalle riforme istituzionali

Vincenzo De Luca (Infophoto) Vincenzo De Luca (Infophoto)

“Dopo avere lanciato per anni strali contro Berlusconi e le inchieste che lo riguardavano, il Pd di Renzi candida un pluricondannato come Vincenzo De Luca e cerca di farlo eleggere con i voti del potentato di Ciriaco De Mita”. L’onorevole Guglielmo Vaccaro spiega così la sua scelta di abbandonare il Partito democratico per iscriversi al gruppo misto, e aggiunge di ritenere “paradossale questa alleanza tra Renzi, il rottamatore 40enne, e De Mita, un 86enne ancora attivamente presente in politica. Il vecchio e il nuovo uniscono le forze, documentando che in Italia è cambiato tutto per non cambiare nulla in quanto camaleonti e gattopardi hanno prevalso”. L’onorevole Vaccaro si prenderà una pausa di riflessione di un mese, durante la quale andrà a piedi in pellegrinaggio a Santiago di Compostela, ma non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Visti da Sud il caso Campania e il renzismo sono la stessa cosa. Anche per questo non voterò l’Italicum”.

Perché ritiene che la scelta di candidare De Luca renda necessarie le sue dimissioni dal Pd?

De Luca ha sulle spalle tre condanne e tre carichi pendenti. E’ un fatto più che sufficiente per dissuadere qualcuno dal rappresentare il Pd. Quando questi fatti riguardavano il berlusconismo, la sinistra senza alcuna valutazione di merito erigeva barriere. Adesso che tocca a qualcuno del Pd, si cambia posizione.

Ritiene che si tratti della stessa cosa?

Le valutazioni di merito possono cambiare, in quanto qualcuno può ritenere grave un reato, qualcun altro un’altra condotta, e non se ne esce più. Io mi fermo al dato oggettivo. Di fronte a una condanna per un reato contro la Pa, fin quando questa condizione non si supera nessuna persona di buonsenso dovrebbe proporsi per una responsabilità pubblica.

Se vincesse, De Luca sarebbe a rischio sospensione per la legge Severino?

La legge Severino comporta la sospensione dalle cariche, e comunque nessuna forza politica dovrebbe ricevere una candidatura di questo tipo. Tanto più il Pd, che nel passato si è distinto per fermezza e linearità. In questi giorni mi chiedo come sia stato possibile, quale stregoneria o assurda congiuntura astrale abbiano potuto portare i dirigenti nazionali a compiere un peccato di omissione che grida vendetta al Cielo. Un partito serio, come la Dc o il Pci, avrebbero chiesto a De Luca di aspettare tempi migliori per candidarsi. La scelta del Pd, con Renzi decisore di tutto, significa dover prendere atto che non è più il mio partito.

Nella lettera con cui ha annunciato le dimissioni fa riferimento al legame tra De Luca e “potentati” non meglio specificati. A che cosa si riferisce?

All’accordo dell’ultima ora con Ciriaco De Mita, un signore che nella mia Regione ha segnato la fine dell’esperienza di centrosinistra nel 2005-2010, quando io ero consigliere regionale della Margherita. De Mita sta dando il peggio di sé da quando si è ritirato in Campania, abusando della sanità pubblica per promuovere primari che spesso hanno messo a rischio la salute dei cittadini e utilizzando la macchina regionale per costruire carriere prive di qualsiasi riscontro di merito.

Davvero è così duro il suo giudizio sull’ex segretario democristiano?


COMMENTI
05/05/2015 - Scuola guida (Santino Camonita)

Non sono un fan di Matteo Renzi. Ma mi pare che al Premier non gliene frega nulla di perdere i Vaccaro, i Civati, gli Speranza... Tanto per ogni elettore dl PD perso ne guadagna tre dal centro destra ( o da quel che ne resta di esso). E' questa la vera forza di Renzi (e lui lo sa): il centro destra non esiste più (e loro non lo sanno) o meglio... un po' come succede con l'auto: la guida è a sinistra, ma se non vuoi fare un frontale devi sempre stare a destra.