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ITALICUM & SVISTE/ Su De Gasperi e Moro, Renzi mente. Ecco perché

Sulla posizione della fiducia Renzi si è richiamato a De Gasperi e Moro, ma la citazione è sbagliata. Quella legge dava il primato alla politica, non ai tecnicismi. VINCENZO TONDI DELLA MURA

Alcide De Gasperi (1881-1954) (Immagine dal web) Alcide De Gasperi (1881-1954) (Immagine dal web)

E' paradossale dover constatare che la più attuale e significativa lezione di democrazia parlamentare provenga oggi dalla vicenda legislativa ed elettorale che contraddistinse l'approvazione e l'applicazione della cosiddetta "legge truffa" (n. 148 del 1953). Anche allora l'esecutivo pose la questione di fiducia, premendo sulla maggioranza di governo per l'approvazione di un modello elettorale oggetto di radicali contestazioni nelle Camere e nel Paese. E tuttavia, a leggere gli atti parlamentari dell'epoca (compresi i due interventi di Aldo Moro a giustificazione della fiducia) e a riflettere sulle successive determinazioni di Alcide De Gasperi, presidente di quel Governo, risalta la diversità di metodo costituzionale e di merito elettorale impiegati in quel momento con la "legge truffa" e in quello attuale con l'Italicum.

All'epoca la richiesta del Governo non si esaurì nella dimostrazione della forza parlamentare della coalizione di maggioranza, né si risolse nella mortificazione delle istanze di rappresentanza elettorale delle minoranze. Per contro, piuttosto che troncare il dibattito politico ed estremizzare il dissenso sociale, essa fu tale da sortire l'effetto opposto; fu capace di riaprire le ragioni e il dinamismo del circuito democratico, rinviando alle istituzioni e al corpo elettorale la scelta concreta di attribuire o meno il premio maggioritario alla coalizione vincitrice.

Quanto al metodo di approvazione, come ebbe modo di spiegare Aldo Moro alla Camera dei Deputati (18 gennaio 1953), se è vero che la richiesta di fiducia pose in preminenza l'aspetto politico su quello tecnico-legislativo del provvedimento in discussione, è anche vero che ciò poté avvenire proprio per il merito elettorale introdotto. 

Quel modello presentava tre caratteristiche invece assenti nell'Italicum. Anzitutto, rendeva beneficiaria del premio maggioritario un'intera coalizione di partiti e non già un singolo partito; una coalizione capace di presentarsi al popolo italiano, proponendo "la sua candidatura a conseguire la maggioranza e pertanto a governare nell'esercizio delle proprie funzioni". In secondo luogo, stabiliva una soglia premiale di garanzia pari alla metà più uno del totale dei voti validi attribuiti a tutte le liste; aggiungeva Moro: "l'opinione pubblica si deve essere espressa con una chiara indicazione. E non è già una maggioranza relativa che si trasformi in una più o meno solida maggioranza assoluta. E' una maggioranza assoluta già conseguita che viene integrata in qualche modo, per assicurare quella funzionalità della quale abbiamo parlato". Infine, stabiliva un premio di 380 seggi, aumentando di non più del 15% la rappresentanza elettorale già conseguita (Camera, 8 dicembre 1952).

La combinazione fra i tre correttivi, insomma, era tale da scongiurare ogni automatismo elettorale, rimettendo la concreta assegnazione del premio di maggioranza alla volontà degli elettori. Ecco perché la richiesta di fiducia da parte dell'esecutivo, piuttosto che troncare, riattivò i circuiti della democrazia parlamentare. Le forze politiche, singole o coalizzate, stante la difficoltà di conseguire la maggioranza assoluta dei suffragi, furono indotte a meglio organizzarsi, potenziando le proprie offerte e rendendo più stringente il collegamento insito nel sistema parlamentare fra elettorato, partiti e Parlamento.


COMMENTI
06/05/2015 - Vedrà anche Z! (Luigi PATRINI)

Caro "z 314", vedrà avrà modo anche lei di accorgersi che Renzi è molto, molto pericoloso!

 
05/05/2015 - epperò (z314 george)

Mi complimento per le notevoli conoscenze storiche... epperò l'Italicum, con tutti i suoi difetti, è innegabilmente un passo avanti sia rispetto al porcellum sia rispetto al proporzionale puro che ci toccherebbe se non si fosse messo mano alla legge elettorale! Aspettare un'utopica unanimità (o quasi) sarebbe stato molto peggio! (Immagino sappia cosa si dice di chi vive sperando...) Metto un pietoso velo sul concetto di democrazia dimostrato dalla minoranza PD che non ha votato o ha votato contro! Per quanto riguarda poi "lo sbandamento delle minoranze, l'inefficacia dell'azione delle opposizioni, lo scollamento sociale, l'incremento dell'astensione, l'irresponsabilità politica." non capisco di cosa parla, sono tutte cose che ci sono da un pezzo in italietta! Un bagno di realismo che vada a lavare il marciume maleodorante dei residui idealismi campati per aria (con codazzo di furbetti del quartierino) che infestano l'italietta da almeno un secolo è cosa buona e giusta! "E pensare che c'è chi festeggia." Con molta moderazione, ma ci può scommettere!