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APPELLO A MATTARELLA/ "Presidente non firmi l'Italicum": la lettera dei giuristi

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Quanto al "merito", la legge appena approvata in Parlamento presenta i medesimi vizi di costituzionalità già censurati dalla Corte costituzionale con la n. 1 del 2014, con riguardo al premio di maggioranza e all’espressione del voto di preferenza.

Per quanto riguarda il premio di maggioranza mentre è prevista una soglia al primo turno (che essendo fissata al 40% rende sostanzialmente difficile il suo raggiungimento da parte di singole liste), al secondo turno non vi è alcuna previsione di soglia e la lista (singola, perché non sono possibili apparentamenti) che vince, indipendentemente dalla percentuale che raggiunge, si attribuisce l’intero premio di 340 seggi.

Tale meccanismo, dunque, riproduce il vizio di costituzionalità già evidenziato dalla Corte con riguardo alla legge 275 del 2004 che la Corte (nella sent. 1/2014) ha motivato in tal modo:

"le disposizioni censurate sono dirette ad agevolare la formazione di una adeguata maggioranza parlamentare, allo scopo di garantire la stabilità del Governo del Paese e di rendere più rapido il processo decisionale, ciò che costituisce senz’altro un obiettivo costituzionalmente legittimo. Questo obiettivo è perseguito mediante un meccanismo premiale destinato ad essere attivato ogniqualvolta la votazione con il sistema proporzionale non abbia assicurato ad alcuna lista o coalizione di liste un numero di voti tale da tradursi in una maggioranza anche superiore a quella assoluta (340 su 630). Se dunque si verifica tale eventualità il meccanismo premiale garantisce l’attribuzione di seggi aggiuntivi (fino alla soglia dei 340) a quella lista o coalizione di liste che abbia ottenuto anche un solo voto in più delle altre, e ciò pur nel caso che il numero dei voti sia in assoluto molto esiguo, in difetto della previsione di una soglia minima di voti/o di seggi" (sottolineatura nostra).

La circostanza che la soglia è prevista al primo turno non può superare il rilievo di incostituzionalità, essendo del tutto ragionevole prevedere che data la misura di tale soglia (40%) sia altamente probabile che si richieda il secondo turno.

Dunque: contrasto con gli artt. 1, secondo comma e 67 Cost perchè tale previsione consente una "illimitata compressione della rappresentatività dell’assemblea parlamentare, incompatibile con i principi costituzionali in base ai quali le assemblee parlamentari sono sedi esclusive della rappresentanza politica nazionale, si fondano sull’espressione del voto e quindi della sovranità popolare, ed in virtù di ciò ad esse sono affidate funzioni fondamentali, dotate di una caratterizzazione tipica ed infungibile, fra le quali vi sono, accanto a quelle di indirizzo e di controllo del governo, anche le delicate funzioni connesse alla stessa garanzia della Costituzione" (sent. n. 1/2014).

Sempre lo stesso meccanismo si pone in contrasto con l’art. 3 Cost perché la sovra-rappresentazione della lista che vince rende del tutto non-rappresentato e non-rappresentabile in alcun modo il voto dei cittadini che hanno dato il loro voto a liste che non hanno vinto, magari anche di poco. Con riguardo al secondo aspetto, e cioè all’espressione delle preferenze, è indubbio che la legge appena approvata costituisca un passo in avanti rispetto alla precedente in quanto blocca unicamente i capi-lista e non l’intera lista. Tuttavia tale previsione farebbe si che i cittadini potrebbero scegliere quale deputato eleggere solo se voteranno la lista che vince il premio di maggioranza. Inoltre, come ben evidenziato dall’on. Andrea Giorgis: "la distanza tra eletti ed elettori è peraltro aggravata – oltre che dall’istituto (particolarmente discutibile) delle pluricandidature – dal meccanismo di riparto sulla base del collegio unico nazionale che rende difficile prevedere in quale collegio territoriale scatta l’attribuzione del seggio; e dunque rende difficile per i cittadini prevedere gli effetti del proprio voto e perfino delle proprie preferenze".



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