BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ITALICUM/ Baldassarre: è incostituzionale, ma Mattarella ha le mani legate

Sergio Mattarella (Infophoto) Sergio Mattarella (Infophoto)

Sui quotidiani di ieri sono state pubblicate diverse note di giornalisti “quirinalisti”, e andavano tutte nello stesso senso, affermando che Mattarella firmerà. Probabilmente è stata fatta filtrare ai giornalisti questa notizia, perché altrimenti non sarebbe pensabile che tutti nella sostanza abbiano espresso lo stesso concetto.

 

La valutazione del presidente è solo sul piano formale o riguarda anche i contenuti?

Il capo dello Stato può fare una valutazione sul cosiddetto “merito costituzionale”. Può cioè intervenire anche sul piano dei contenuti nel caso in cui questi siano manifestamente incostituzionali.

 

Nelle sue vesti di capo dello Stato, può anche compiere una valutazione sulle conseguenze della legge?

Sempre se queste conseguenze hanno un rilievo costituzionale. Altrimenti si porrebbe come un soggetto politico, mentre il suo ruolo è quello di tutore della Costituzione.

 

Napolitano era intervenuto più volte sulle riforme istituzionali, mentre Mattarella non si è mai pronunciato. Come si spiega questa differenza?

Fa parte dello spirito presidenziale di Mattarella: è riservato umanamente e lo è anche come presidente. E’ il suo stile di vita, che è diventato anche stile nella gestione della presidenza della Repubblica.

 

Si dice che Mattarella sia stato lo stesso estensore della sentenza 1/2014 della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il Porcellum. Quanto conta questo fatto?

Non possiamo sapere come ha votato Mattarella, perché lo scrutinio in Corte costituzionale non è pubblico. Potrebbe per ipotesi avere votato anche per il mantenimento della legge Calderoli. Il presidente potrebbe inoltre essere convinto del fatto che l’Italicum sia diverso dal Porcellum. Nell’uno e nell’altro caso da parte di Mattarella non ci sarebbe nessun problema.

 

Si è parlato dell’ipotesi di un referendum abrogativo. Avrebbe più senso farlo subito oppure organizzarlo dopo avere visto gli effetti della nuova legge?

Questa è una valutazione politica, ma dal punto di vista costituzionale è meglio attivare il referendum al più presto. Abbiamo già un parlamento politicamente delegittimato per il fatto che è stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale. Se lo stesso scenario si ripetesse nella prossima legislatura sarebbe veramente il segno di una crisi istituzionale profonda.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
06/05/2015 - Il giacobino che ci mancava (CARLA VITES)

In mancanza, per ragioni storiche oggettive, di una vera borghesia, ragioni che - forse - avrebbero anche potuto indicare un’eccellenza nostra, in Italia è mancato un giacobinismo vero e proprio. Forse, con Renzi, con qualche secolo di ritardo, è arrivato anche da noi. Secondo Gramsci, i giacobini, creando ‘fatti compiuti irreparabili’ cacciarono avanti la classe borghese a calci nel sedere grazie alla loro ‘energia e risolutezza’. Data l’incapacità di vero sviluppo politico della borghesia a causa del suo porre sostanzialmente solo questioni che interessano i suoi componenti fisici attuali, i suoi interessi ‘corporativi’, egoistici ed immediati, ecco che la funzione salutare del giacobinismo il quale si oppone ad ogni arresto intermedio mandando alla ghigliottina i rappresentanti delle vecchie classi e i rivoluzionari di ieri da loro ritenuti ormai reazionari (vedi ‘rottamazione’). Tutto ciò non sarebbe che l’esito del succedersi di rivolgimenti caratterizzanti il ‘900 per contrastare ‘lo spettro’ che si aggirava per l’Europa, con la premessa che la ‘quistione’, come la definiva il Sillabo (= “La quistione sociale è innanzitutto morale e religiosa non economica”), non potesse essere che errata.