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DIETRO LE QUINTE/ Brugnaro, un altro "Zaia" che condanna il Veneto a non contare nulla

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Difficile pronosticare quale approdo possa avere questa liquefazione del vecchio. Perché le sole doti di amministrazione possono aiutare a gestire una città o una regione, non a garantire al Veneto quel peso politico cui ambisce invano da anni. Zaia si è guadagnato sul campo il pass per governare, ma non sembra avere il passo per incidere sulla linea politica della Lega nazionale. Brugnaro è un imprenditore apprezzato, ma da presidente di Confindustria Venezia ha raccolto più contestazioni che consensi, al punto da non venire riconfermato nell’incarico.

Ma al di là dei singoli personaggi, la politica (quella vera) non può restare a lungo fuori dal gioco. Inutile teorizzare che si apre una nuova era: in nessuna situazione della storia, né remota né recente, l’“uomo dei miracoli” ha rappresentato la formula vincente; tutti i presunti taumaturghi hanno fatto una mesta fine. Da sempre, il Veneto soffre dell’incapacità di fare squadra al suo interno, e di coagulare all’esterno le alleanze indispensabili per contare a Roma. Così si è rifugiato nella protesta ad oltranza: rumorosa sì, ma improduttiva. Al punto che l’unico suo vero leader riconosciuto al di sotto del Po è un esponente di tutt’altra quanto antica forza, la settecentesca lista Goldoni: sior Todero brontolon.



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COMMENTI
17/06/2015 - Boh (Natalino Bonazza)

Articolo con finale autobiografico. L'unico brontolone professo sembra essere Francesco Jori!

 
17/06/2015 - commento (francesco taddei)

forse servirebbe un po' di meritocrazia nei partiti: se zaia e brugnaro vincono non spetterebbe a loro e agli altri governanti locali stabilire un programma invece di dover fare la riverenza all'imperatore intoccabile ed incompetente? poi certo servirebbero politici con una visione nazionale, ma di Mattei fanno ben attenzione (gli stranieri ma pure i sindaci, i preti e i governatori italiani) che non ne nasca mai più un altro.