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Politica

#RENZISTOP/ Sansonetti: D'Alema gli ha salvato il posto

Per PIERO SANSONETTI, Renzi deve decidere se tornare a fare un partito di centrosinistra o se optare per un partito di centro al 15-20%, ma con una forza politica alla sua sinistra

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Nonostante la batosta subita da Raffaella Paita in Liguria, seconda con il 27,8%, e da Alessandra Moretti in Veneto, al 22,7%, per Debora Serracchiani quella del Pd alle Regionali è stata una “vittoria netta e chiara”. E Lorenzo Guerini rincara la dose: “De Luca era candidabile, eleggibile e insediabile e seguirà questo percorso. Dopodiché c'è una legge che assegna competenza agli organi di governo. Ma la legge non parla di decadenza, eventualmente di sospensione”. All’indomani del voto va in scena una conferenza stampa paradossale con i vertici del Pd in evidente difficoltà, impegnati a difendere la linea del Piave mentre Renzi se ne vola in Afghanistan. Per Piero Sansonetti, direttore del quotidiano Il Garantista, la verità è un’altra e presto il segretario dovrà farci i conti.

Che cosa accadrà all’interno del Pd dopo il voto di domenica?

L’unico sconfitto di queste elezioni è Renzi, e il vero leader si vede nei momenti di difficoltà. Ora capiremo se finora è stato soltanto fortunato o se invece ha la stoffa per andare avanti. Il messaggio di queste regionali è che la politica è una cosa un po’ più complicata del renzismo. Il premier si era illuso di avere asfaltato tutti, mentre nella realtà non è stato così.

Come valuta il risultato di queste regionali?

Se Renzi non ha subito una Caporetto tale da costringerlo a dimettersi è merito del vecchio Pci e dei dalemiani, che gli hanno consentito di vincere in Umbria, Marche e Toscana. In Campania De Luca ha vinto grazie a De Mita, segno emblematico del fatto che il premier si illude se pensa di poter fare a meno della vecchia politica. Lo stesso Michele Emiliano in Puglia non è un uomo del segretario.

Come vede il flop del Pd in Liguria e Veneto?

Le candidate renziane, come Alessandra Moretti e Raffaella Paita, si sono dissolte. Queste regionali tra l’altro avrebbero potuto essere un’occasione per la legittimazione di un presidente del Consiglio che non è mai stato votato, eppure non è così. Ora con il Pd che è passato dal 40% al 25%, anche il voto delle europee è stato cancellato. Renzi deve capire che i problemi del partito non si risolvono affidando tutto nelle mani di Luca Lotti. Il segretario deve fare i conti con quella parte del partito di cui non condivide le idee, con il sindacato e con gli insegnanti.

Per i vertici del partito un 5-2 è una vittoria. E’ davvero così?

Questa è un’affermazione tecnicamente sbagliata, semmai 5-2 è un pareggio. Il Pd ha semplicemente difeso le Regioni rosse, dove il merito è più di Togliatti che di Renzi, perdendo però la Liguria. E il merito della vittoria in Campania è soltanto di De Luca e non del Pd. Negare la sconfitta non è mai un buon metodo. Se Renzi incomincia così non ha più nessun futuro.

Come si spiega la débacle del Pd renziano?


COMMENTI
02/06/2015 - no commenti (RUGGIERO DAMBRA)

non vale la pena commentare sieti dei burocrati di mezze tacche troppe cose false al dispetto delle persone oneste fate solo propaganda per salvare il propio posto di lavoro? cambia mestiere SANSONETTI