BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

SCENARIO/ Folli: Renzi prepara la crisi di governo

Per STEFANO FOLLI, una crisi di governo è dietro l’angolo, perché le tensioni nella maggioranza sono notevoli e ci sono dei passaggi parlamentari che potrebbero riservare delle sorprese

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

“Queste elezioni dicono con chiarezza che con il Renzi 2 non si vince. Devo tornare a fare il Renzi 1. Infischiarmene dei D’Attorre e dei Fassina e riprendere in mano il partito”. Il segretario del Pd ha espresso così la sua intenzione di “resuscitare” il Renzi rottamatore, il cui tocco magico lo aveva inizialmente posto in sintonia con un elettorato in grado di garantirgli il 40% alle Europee di un anno fa. Su scuola, caso Mafia capitale e gestione interna del partito Renzi sembra voler mettere da parte qualsiasi mediazione, per tornare al modello “rullo compressore” che considera vincente. Per Stefano Folli, editorialista di Repubblica, non è la mossa giusta in quanto va riconosciuto che “una crisi di governo nella fase attuale non è da escludere, perché le tensioni nella maggioranza sono notevoli, le fibrillazioni all’interno del Pd anche, e ci sono dei passaggi parlamentari che potrebbero riservare delle sorprese”.

Il premier ha detto che bisognerebbe tornare al Renzi 1, quello che ci ha portato alla situazione attuale. Non ci sarebbe bisogno di un Renzi 3?

Senz’altro. Un Renzi 3 vorrebbe dire una maggiore capacità di allacciare i fili, piuttosto che di spezzarli in continuazione. E’ importante che il Pd sia pacificato al suo interno mediante una sintesi politica che soltanto Renzi può garantire. Nuovi strappi non creerebbero altro che un ulteriore rischio di instabilità.

A quali condizioni sarebbe possibile un Renzi 3?

Il Renzi 3 può essere un passaggio in cui i presidente del Consiglio si pone come colui che ricompone il quadro politico, cerca di rimotivare la sua maggioranza e di dare un nuovo senso al governo con un nuovo orizzonte programmatico chiaro. Oppure può essere addirittura un altro governo che passi attraverso una vera e propria crisi, sia pure controllata attraverso la sintonia con il presidente della Repubblica.

Davvero ritiene che una crisi sia necessaria?

Se si arrivasse a una crisi sarebbe comunque un passaggio difficile e doloroso, che non dobbiamo augurarci specialmente nel momento in cui la stabilità del governo ha un grande valore. Nella fase attuale però non la possiamo escludere, perché le tensioni dentro alla maggioranza sono notevoli, le fibrillazioni all’interno del Pd anche, e ci sono dei passaggi parlamentari che potrebbero dare delle sorprese. Non possiamo nemmeno escludere che il “Renzi 3” sia una riscrittura del patto di governo attraverso un passaggio di crisi.

Bassanini si è dimesso dalla Cassa Depositi e Prestiti e al suo posto c’è Costamagna. Come valuta il modo in cui si è mosso il governo?

Quello della Cdp è un tema molto delicato, perché la Cassa si trova a gestire 300 miliardi di risparmi degli italiani. A maggior ragione aver proceduto a strappi, dando l’impressione di voler imporre a tutti i costi la propria volontà, è stato molto pericoloso. La gente si aspetta che chi governa sappia anche decidere, ma soprattutto vuole dei risultati. Il Paese non ha voglia di essere traumatizzato, si aspetta delle scelte comprensibili che non diano l’impressione di un assalto alla diligenza, e che permettano all’intero Paese di andare avanti senza eccessi di nervosismi. I problemi sono immensi, e l’opinione pubblica ha innanzitutto bisogno di sentirsi rassicurata.

Lei su Repubblica ha criticato il Partito della Nazione in quanto partito personale del premier. Esiste un modello alternativo?