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DA PONTIDA/ Salvini e la Lega 2.0: Matteo studia da premier e rottama B&B

Matteo Salvini (Infophoto) Matteo Salvini (Infophoto)

Il confronto con il resto del centrodestra non sarà affatto facile, perché Salvini pretende sia fatto alle sue condizioni. Con Berlusconi non c'è quel feeling che esisteva fra il Cavaliere e Bossi, o Maroni, nonostante la comune fede milanista. Salvini ritiene Berlusconi superato e ne teme un'attrazione fatale verso una riedizione del patto del Nazareno. Lui con Renzi non intende stringere alcun accordo. 

Con queste premesse il faccia a faccia fra Berlusconi e Salvini in programma in settimana non si preannuncia facile. Visti i sondaggi che danno Forza Italia per la prima volta nella sua storia al di sotto del 10% a livello nazionale, il leader del Carroccio conta di trattare da una posizione di netto vantaggio. Berlusconi, al contrario, insiste sulla necessità di far nascere un contenitore più ampio di Forza Italia e Lega. Berlusconi pensa già alle comunali della primavera 2016, fra cui spicca la sfida di Milano, e cerca di rinsaldare l'asse del nord.

I pesi politici, però, si sono rovesciati. In questo momento i numeri sono dalla parte di Salvini. E su una cosa il vecchio e il nuovo leader del Carroccio si trovano d'accordo: non è necessario un accordo a tutti i costi, serve un vero progetto di cambiamento dell'Italia. Nulla, quindi, va dato per scontato.

Il caso delle regionali toscane è emblematico, visto che si svolgono con una legge fotocopia dell'Italicum con cui — con ogni probabilità — si svolgerà la prossima competizione elettorale nazionale. Correndo sola (unici alleati Fratelli d'Italia) la Lega è arrivata seconda. Qui il Pd del governatore uscente Rossi ha superato agevolmente la soglia del 40%, e non vi è stato alcun ballottaggio. Ma a livello nazionale oggi il 40% appare per il Pd un miraggio. Di conseguenza è fondamentale arrivare secondi e superare il Movimento 5 Stelle. Al secondo turno poi tutto potrebbe accadere, anche che gli italiani non di sinistra decidano di votare contro il Pd, chiunque sia il partito avversario dei democratici nel ballottaggio. Salvini lo sa, e conta di giocarsi su questo schema tutte le sue carte.

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