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Politica

CASO MARINO/ Scotto (Sel): ecco l'imbroglio del "metodo Renzi"

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Sono problemi di governo a tutti gli effetti. Per questo il segretario del Pd non può limitarsi a fare il commentatore, come se fosse un estraneo. Renzi è il presidente del Consiglio italiano, e non può essere indifferente rispetto al destino e al futuro della capitale del Paese, che è il biglietto da visita dell’Italia. Trovo davvero provinciale l’idea che la questione di Roma sia da derubricare a una mera vicenda di carattere amministrativo.

 

La soluzione ai problemi del nostro Paese, che emergono anche dagli scandali romani, è il ritorno al Renzi 1 come annunciato dal premier?

Il Renzi 1 aveva fatto irruzione sulla scena politica come un innovatore straordinario che doveva provare a rovesciare la classe dirigente precedente. In realtà ha fatto semplicemente un maquillage delle classi politiche, ma ha lasciato le classi dirigenti economiche dove erano prima. Anzi ne ha accresciuto il potere e talvolta le ha messe alla guida delle grandi aziende pubbliche. La rottamazione si è fermata soltanto al Pd, e non alle classi dirigenti nazionali.

 

Il nostro governo sta pagando anche la sua debolezza sul fronte europeo?

Sì. Il Renzi 1 si era presentato come quello che andava in Europa ed esponeva una linea politica contro l’austerity. Questo Renzi 1 non c’è, anzi abbiamo un presidente del Consiglio che in Europa ha un rapporto di subalternità molto forte rispetto al blocco della Merkel. Il nostro governo non riesce a mettere in campo una proposta alternativa che si concretizzi nel federalismo europeo e in politiche economiche espansive.

 

Meglio quindi continuare con il Renzi 2?

Oggi non ci sono né un Renzi 1 né un Renzi 2. C’è un uomo che non sa governare questo Paese e che rischia di alimentare ulteriormente l’avvento al potere dell’antipolitica e del populismo peggiori.

 

A dividere l’Italia non è solo l’antipolitica, ma anche un ddl scuola largamente impopolare. Lei come lo valuta?

La prima cosa a non funzionare nel ddl scuola è l’impianto culturale, che del resto attraversa anche tutte le altre riforme del governo Renzi. La caratteristica di questa riforma della scuola è la verticalizzazione del potere, cioè il suo trasferimento dalalle mani dei molti a quelle dei pochi.

 

E la seconda cosa che non funziona?

E’ l’impianto educativo. A essere del tutto mancante è l’idea di scuola di un Paese che deve provare a immaginarsi dentro a un processo sempre più forte di riunificazione europea e di interconnessione con le altre economie mondiali. C’è semplicemente l’idea di una scuola che affida il proprio destino alla capacità manageriale del preside e umilia il corpo docente riducendolo a bieca manovalanza. Questo è insopportabile.

 

(Pietro Vernizzi)

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