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Politica

SCENARIO/ La "road map" di Matteo per salvare Pd e riforme (e andare al voto)

Roberto Speranza (Infophoto)Roberto Speranza (Infophoto)

Questioni morali e questioni politiche che s'intrecciano e che fanno capire come Renzi oggi non abbia ancora in mano il partito che guida ormai da un anno e mezzo. Ecco perché l'annuncio di voler tornare alla fase della rottamazione impensierisce i suoi avversari ancora prima di essere messa in pratica sul serio.

Il premier-segretario sembra però aver imparato dal deludente risultato delle amministrative la lezione di non poter stravincere. E quindi sta pensando di concedere qualcosa alle sue minoranze. Non sulla scuola, su cui il testo passato con la fiducia a Palazzo Madama viene considerato intoccabile, e neppure sulla legge elettorale, perché i renziani ritengono pericoloso rimettere mano all'Italicum, magari per spostare il premio di maggioranza dalla lista alla coalizione più votata.

La merce di scambio potrebbe essere il sistema di scelta dei futuri senatori. Non più da parte dei consigli regionali, ma eletti insieme ai parlamentini, in una scheda a parte, o sulla scheda del voto per le regioni. Ovviamente questa concessione potrebbe avvenire solo sulla base di un patto di ferro che garantisca tempi ristrettissimi per l'approvazione della riforma costituzionale che, in virtù di questo ritocco, ricomincerebbe il suo iter da zero. 

Dunque voto in Senato entro luglio, e poi di corsa alla Camera. Terza e quarta lettura a ottobre e dicembre, così da poter indire il referendum confermativo entro la primavera 2016, in concomitanza con una tornata corposa di elezioni amministrative, cui la consultazione referendaria finirebbe per fare da traino. Si voterà a Milano, a Torino, a Napoli (e forse pure a Roma); i democratici sono preoccupati, visto il magro bottino del 31 maggio, e grazie al referendum potrebbero trasformare quel turno elettorale in una consultazione dal sapore più politico che locale. 

In più, il 1° luglio 2016 entrerà in vigore l'Italicum. E a quel punto tutto sarà pronto per riportare gli italiani al voto. Renzi si sente sicuro di farcela, anche se le opposizioni non staranno certo a guardare.

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