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FLOP ELEZIONI/ D'Attorre (Pd): Renzi ha obbedito alle banche e il popolo lo ha punito

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Basti citare il Jobs Act, la riforma della scuola, la mancata estensione del bonus fiscale ai pensionati, il blocco dell’indicizzazione per tutti i dipendenti pubblici e la mancanza di provvedimenti contro la povertà. Il senso di queste elezioni è che occorre una politica che magari piaccia un po’ meno alla Merkel e alle banche e un po’ più al popolo di lavoratori, insegnanti, pensionati e disoccupati che dovrebbe essere il nostro bacino elettorale.

 

Basta una politica economica più di sinistra per recuperare i voti perduti?

In realtà sono mancante anche vere riforme liberali nel segno della concorrenza, della trasparenza e della democrazia economica. Valga come esempio di timidezza nei confronti dei poteri forti il fatto che i pedaggi autostradali aumentano, ma in compenso sono prorogati i contratti dei concessionari. Anche sul versante autenticamente liberale occorre recuperare una spinta che renda l’iniziativa del governo più innovativa.

 

A questo punto che cosa intendete fare?

Vogliamo correggere la rotta del Pd. A partire dal tema della scuola, sarebbe giusto trovare il modo di interpellare anche i nostri iscritti ed elettori. Il programma che Renzi ha portato avanti in questi mesi non ha mai avuto nessuna legittimazione elettorale, anzi alla prima verifica dopo le Europee non è stato certo premiato dal voto.

 

Con Pastorino in Liguria avete fatto le prove generali per qualcosa che può crescere anche a livello nazionale?

La Liguria è una vicenda specifica che si è determinata anche per errori del gruppo dirigente regionale e nazionale, che non ha avuto la saggezza di lavorare a una candidatura unificante. Il Pd si è piegato alla volontà del governatore uscente, Claudio Burlando, che ha imposto una figura di assoluta continuità con la sua esperienza.

 

Uscirete dal partito per formarne uno vostro?

In questo momento non credo che sia questo tema all’ordine del giorno. La priorità è vedere se e come si può evitare un divorzio definitivo tra il Pd e la sinistra. Il problema non è la scelta individuale di alcuni di noi tra uscire o rimanere nel Pd. E’ un’alternativa che può interessare giornalisticamente, ma dal punto di vista sostanziale il problema vero è come riportare nel Pd quelle centinaia di migliaia di militanti ed elettori che non si sentono più a casa. Nelle prossime settimane dovremo capire se questo è possibile o meno.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
03/06/2015 - FLOP D'Attorre (giovanni d'anna)

L'intevistato è l'on. D'Attorre, deputato del PD,o è un caso di omonimia? Se è un omonimo nulla da eccepire per le risposte date. Temo però che si tratti proprio del deputato D'Attorre, ciò cambia lo scenario, perché dovrebbe ricordare: 1 il PD cui è iscritto è di sinistra e il segretario è Matteo Renzi; 2 egli è tra coloro che non riuscirono ad eleggere il Presidente della Repubblica nel 2011; 3 fu tra quelli che indussero, il mai troppo lodato, Giorgio Napolitano ad accettare il II mandato, senza il quale avremmo avuto lo sfaldamento della Repubblica Italiana;4 ha condiviso e votato TUTTE le leggi approvate dal "famigerato" governo Monti-Fornero; 5 il Jobs Act,la legge elettorale,etc. sono state democraticamente discusse e approvate dalla Direzione del PD, di cui egli fa parte;6 le ultime elezioni regionali sono finite 5 a 2 per il PD perché sono mancati i voti di Pastorino,altrimenti sarebbe stato un bel 6 a 1. Se l'on. ricordasse tutto ciò,avrebbe da fare una sola cosa: DIMETTERSI... e non solo dal Partito Democratico.