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#RENZISTOP/ Cuperlo (Pd): Emiliano e De Luca "bocciano" la linea Renzi

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Gianni Cuperlo (Infophoto)  Gianni Cuperlo (Infophoto)

Ho avuto grandi dubbi sulla tempistica e anche sulla modalità dell’uscita degli elenchi di impresentabili. Ne ho parlato con la presidente Bindi, in quanto capisco le preoccupazioni legate al fatto che questo elenco sia stato pubblicato a 48 ore dall’apertura dei seggi. Mi hanno anche colpito le osservazioni di Roberto Saviano e di Rosaria Capacchione, cioè di persone insospettabili nella loro coerente battaglia contro le organizzazioni camorristiche che hanno segnalato delle difficoltà e anche delle incongruenze di questo metodo. Del resto la Bindi ha applicato le regole che la Commissione si era data, e da questo punto di vista ritengo del tutto fuori luogo la scelta di De Luca di procedere per via giudiziaria contro la presidente dell’Antimafia.

 

E’ vero che in Umbria e in Toscana il Pd ha vinto grazie all’area dalemiana?

Non direi. In Toscana ha pesato in positivo la qualità della candidatura di Enrico Rossi e della sua azione di governo. In Umbria la situazione è stata più complessa, anche per l’efficacia della figura del candidato d’opposizione. Fa riflettere il fatto che quelle di due vincitori come Emiliano e De Luca possano essere lette come le candidature meno legate all’impostazione renziana.

 

Su che cosa ora Renzi deve cambiare passo?

Più che cambiare passo gli consiglio di correggere lo spartito. L’idea di Partito della Nazione non si è rivelata convincente alla luce dei fatti. Lo stesso Italicum si è rivelato più problematico di come lo abbiamo rivelato all’esterno, non fosse altro che per il fatto che queste elezioni ci danno la conferma del fatto che la competizione in questo Paese non è destinata a essere bipolare, bensì tripolare.

 

Una sinistra dove la Cgil è ancora la cinghia di trasmissione non rischia di essere ancorata al passato?

Assolutamente sì, ma oggi non è più così. Durante la campagna elettorale la Camusso ha dichiarato che non avrebbe votato Pd, e quindi in questo momento non si può raccontare la realtà come se fosse quella di 15 o 20 anni fa. Il sindacato italiano ha la necessità di affrontare una stagione di serio rinnovamento, anche in relazione alla sua capacità di affrontare un mercato del lavoro profondamente cambiato. La politica da parte sua ha la necessità di non tornare a un modello consociativo, ma di avere una visione al cui interno i corpi intermedi siano ascoltati.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
04/06/2015 - commento (francesco taddei)

un uomo cresciuto nelle stanze delle segreterie, senza mai un rapporto diretto con la popolazione, per il quale conta di più la storia del partito che le sorti dei tartassati e soggiogati italiani. basta con questi vecchi ombres do partido.