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#RENZISTOP/ Cuperlo (Pd): Emiliano e De Luca "bocciano" la linea Renzi

Per GIANNI CUPERLO (Pd) Italicum e Partito della Nazione si sono rivelati superati alla luce del risultato delle Regionali. E il voto in Veneto dimostra che sfondare a destra è impossibile

Gianni Cuperlo (Infophoto) Gianni Cuperlo (Infophoto)

“Renzi rinunci a Italicum e Partito della Nazione, che si sono rivelati superati alla luce del risultato delle elezioni regionali. Il voto in Veneto dimostra che sfondare a destra è impossibile, e le percentuali dell’M5S confermano che ci troviamo di fronte a un sistema tripolare incompatibile con la nuova legge elettorale”. Sono le parole di Gianni Cuperlo, deputato ed ex presidente del Pd. Dopo le Regionali si è aperta la resa dei conti nel Pd, con la riforma costituzionale come prima questione che dovrà essere affrontata. Anche perché per la sinistra dem il suo effetto combinato con l’Italicum riduce gli spazi di rappresentatività. Ma a essere ancora tutta da affrontare è l’analisi del vero significato di queste elezioni per il principale partito di maggioranza.

Si è parlato di emorragia di voti ma è finita 5-2. In politica, come nel calcio, quello che conta non è vincere?

Il 5-2 è certamente un risultato importante e positivo. C’è però un dato politico di cui tenere conto, in quanto se si lascia per strada la metà dei voti rispetto alle elezioni europee di un anno fa è bene porsi una domanda su come è potuto accadere.

Lei come risponderebbe?

A pesare è stata una certa distanza nei confronti di un’istituzione come le Regioni che non hanno dato una prova brillante di sé. Hanno pesato inoltre le candidature e le divisioni che si sono manifestate in alcuni casi a livello locale. C’è poi un tema politico più di fondo, che riguarda la disaffezione di una quota di elettori della sinistra rispetto ad alcune scelte che sono state compiute nell’ultimo anno. Ha avuto ragione chi aveva sollevato delle perplessità su legge elettorale, Jobs Act, riforma della Costituzione e della scuola. Le nostre richieste di modifica erano anche un modo per tenere un filo con una parte della società.

Queste Regionali segnano la morte del Partito della Nazione?

Prima si archivia quella formula e meglio è. Non mi ha mai convinto l’idea che si potesse piegare la sinistra, dando per scontata l’idea che su quel versante non c’era un’alternativa possibile. Come se ciò bastasse per sfondare nel campo del centrodestra grazie a un partito saldamente piantato al centro. Questo schema è saltato, e basterebbe il risultato del Veneto per dare la conferma di come quell’impostazione avesse dei limiti seri.

Esiste un modello alternativo di Pd che non sia il ritorno al passato bersaniano?

Intanto non rimpiango nulla del passato, anche perché il successo di Renzi è stato il frutto dei limiti che abbiamo conosciuto in precedenza. Il vero problema è ancorare saldamente il Pd al campo della sinistra e del socialismo europeo. Esiste inoltre un problema serissimo di radicamento sociale del Pd. La risposta non sta nel ritornare al vecchio modello organizzativo. Forse abbiamo davvero bisogno tutti, maggioranza e minoranza, di pensare a qualcosa di radicalmente nuovo.

Lei sta con la Bindi o con De Luca?


COMMENTI
04/06/2015 - commento (francesco taddei)

un uomo cresciuto nelle stanze delle segreterie, senza mai un rapporto diretto con la popolazione, per il quale conta di più la storia del partito che le sorti dei tartassati e soggiogati italiani. basta con questi vecchi ombres do partido.