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Politica

BLOCCO STIPENDI STATALI/ 35 miliardi per capire che in Italia "comanda" la Troika

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Così stando le cose si può immaginare quale sarebbe il seguito a fine giugno. Le nuove e maggiori tasse per pagare gli stipendi del pubblico impiego sarebbero tutta responsabilità della Corte costituzionale. Per non parlare della nuova guerra tra poveri che si scatenerebbe tra dipendenti pubblici e privati. O che si scatenerebbe tra settori della funzione pubblica in cui questo blocco è stato eliminato dopo una settimana di proteste e settori in cui questo blocco permane da 5 anni ed è destinato a permanere sine die

Non è niente di inedito. Nel 2013 in Portogallo ci si era trovati in una situazione molto simile, quando la Corte costituzionale aveva bocciato la finanziaria pro-austerity di Passos Coelho che tagliava pensioni, sussidi di disoccupazione, riduzione dei congedi per malattia e mensilità dei dipendenti statali (la quattordicesima!) nella misura del 3% del Pil. Il tutto, naturalmente, nel rispetto del memorandum siglato dal governo portoghese con la Troika in cambio di finanziamenti.

Certo, l'Italia non è stata commissariata come il Portogallo nel 2013. Ma è solo questione di forme. Il “Bruxelles Consensus” che la Troika (le Istituzioni, come ora Bce, Fmi e Commissione si fanno chiamare in Grecia) ha applicato in Portogallo è identico alla ricetta che stava scritta nella famosa lettera Draghi-Trichet del 5 agosto 2011, per cui “ il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi”. 

Gli stipendi nel pubblico impiego non sono stati ridotti nominalmente. È stato tenuto fermo, per il momento, il principio della stabilità del posto di lavoro (ricordiamo le polemiche sull'applicabilità del Jobs Act al pubblico impiego e attendiamo la riforma della Pa in gestazione). È solo stato disposto il blocco delle retribuzioni. Ed è stato abbassato dal 2011 a oggi il numero dei dipendenti pubblici. E, con i tempi che corrono, vi volete anche lamentare? Come ragionamento non fa una grinza, così come non fa una grinza il ragionamento di Cazzullo sugli attempati signori di Villa Arzilla. 

Solo che questo ragionamento presuppone un passaggio. Che ormai a governare siano gli atti di indirizzo provenienti da Bruxelles (o da Francoforte). E che la Costituzione sia vincolante nella misura in cui le sue disposizioni sono compatibili con gli obblighi derivanti dalla partecipazione alla moneta unica e ai Trattati. Fermo restando che, in caso di conflitto tra Costituzione e Trattati, a cedere deve essere la Costituzione: o, meglio una costituzione ridotta a pareggio di bilancio (art. 81) ed “equità” (art. 3), come molti illustri costituzionalisti hanno sostenuto dopo la sentenza del maggio scorso. 

Esattamente il contrario di ciò che ha stabilito negli anni la Corte costituzionale tedesca, quando ha affermato, a più riprese dal 2009 a oggi, che i Trattati sono vincolanti, per l'ordinamento tedesco, nella misura in cui siano compatibili con la costituzione federale. Ma ormai è evidente che, nell'Europa delle “cessioni” asimmetriche di sovranità non tutte le costituzioni sono uguali. E neanche tutte le Corti possono permettersi di esserlo. 

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COMMENTI
05/06/2015 - Strano concetto di contrattazione (Moeller Martin)

A differenza della rivalutazione automatica delle pensioni, non vedo come i contratti della PA possano sconvolgere i conti pubblici. Da anni non esiste più un obbligo di firma dei contratti di lavoro e una firma non può essere estorta neanche dalla consulta. In parole povere, il governo può tranquillamente non firmare un rinovo così come in caso di nuovo contratto non concedere gli arretrati.