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BLOCCO STIPENDI STATALI/ 35 miliardi per capire che in Italia "comanda" la Troika

Il 23 giugno la Corte costituzionale si pronuncerà sul blocco della contrattazione degli statali. In gioco non ci sono solo 35 miliardi. ALESSANDRO MANGIA spiega perché

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Se si pensa che solo un paio di mesi fa, alla fiera annuale del Def, il Governo annunciava alla stampa il ritrovamento di un tesoretto (virtuale) di 1,6 miliardi nello scarto tra deficit tendenziale e deficit programmato, ci si rende conto che qualcosa è cambiato, ed è cambiato velocemente, nel clima politico del Paese. Ieri l'Avvocatura di Stato, nelle more dell'udienza calendarizzata avanti la Corte costituzionale per il 23 giugno, ha reso noto in anticipo il maggior costo che avrebbe per le finanze pubbliche l'annullamento del blocco della contrattazione nel pubblico impiego disposto ancora nel 2010 dal Ministro Tremonti e che è stato protratto ininterrottamente fino a oggi.

Si tratta di un conto approssimativo di 35 miliardi complessivi per il passato e di un aggravio di spesa di 16 miliardi per il 2016 che si va ad aggiungere al conto, già piuttosto salato, che il governo dovrebbe pagare in seguito all'annullamento della disciplina di blocco dell'adeguamento delle pensioni introdotta dal Governo Monti (20 miliardi approssimativi, ma non si sa con certezza). E che, in lucida e consapevole elusione del giudicato costituzionale, sta tentando di non pagare, ricorrendo all'espediente del bonus agostano per le pensioni più basse e scoraggiando gli eventuali ricorsi dei pensionati esclusi dal “gettone” di 2 miliardi elargito dal Governo. 

Di per sé non è una grande notizia. La notizia, semmai, è che il Governo sta mettendo le mani avanti, cercando di scaricare sulla Corte costituzionale la responsabilità politica di un aggiustamento dei conti pubblici che dovesse discendere da un nuovo, eventuale annullamento del blocco a fine mese. 

Nelle settimane scorse, intervistato da Cazzullo sul Corriere, e nel bel mezzo della compagna mediatica contro la Corte, il Presidente Criscuolo, sollecitato dall'intervistatore a giustificarsi per il buco di bilancio causato al Governo, rispondeva: “Non erano dati di cui disponevamo. E poi noi non facciamo valutazioni di carattere economico”. Da qui polemiche contro l'Avvocatura di Stato che non avrebbe difeso bene il Governo, e non avrebbe messo la Corte davanti alle sue responsabilità all'atto di prendere una decisione.

Stavolta la Corte è stata servita. È stato reso noto alla stampa che, se a fine mese la Corte, per ventura, decidesse di annullare un blocco che si protrae da 5 anni, la responsabilità di un aggravio del bilancio pubblico sarebbe tutta dei componenti di “Villa Arzilla”: ossia di una compagine di ottantenni un po' duri d'orecchio che si pronuncia senza essere consapevole delle conseguenze che, nel mondo reale, avrebbero le loro decisioni. Questo - leggere per credere - è il senso dell'articolo uscito sul principale quotidiano nazionale all'indomani della sentenza Sciarra sulle pensioni. E questo è l'appellativo che viene garbatamente rivolto a giudici che hanno il fastidioso compito di verificare che le politiche governative (in realtà le politiche di Bruxelles e della Bce) siano compatibili con la Costituzione. 


COMMENTI
05/06/2015 - Strano concetto di contrattazione (Moeller Martin)

A differenza della rivalutazione automatica delle pensioni, non vedo come i contratti della PA possano sconvolgere i conti pubblici. Da anni non esiste più un obbligo di firma dei contratti di lavoro e una firma non può essere estorta neanche dalla consulta. In parole povere, il governo può tranquillamente non firmare un rinovo così come in caso di nuovo contratto non concedere gli arretrati.