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Politica

#MILANO2016/ Passera sfida Salvini, ma Maroni chiama Lupi

Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha lanciato la sua personale campagna alettorale per Milano 2016: e cita Lupi a fianco di Salvini, ma Passera contrattacca. DIEGO PORA

Corrado Passera (Infophoto)Corrado Passera (Infophoto)

La tornata amministrativa, inesorabilmente, ha riattizzato le braci della lunga campagna elettorale per il comune di Milano. Corrado Passera ha rotto gli indugi e si è posto ai nastri di partenza nella corsa a Palazzo Marino: è ufficialmente il primo candidato, per ora dietro il suo brand Italia Unica, centrista ma soprattutto centrale sullo scacchiere politico milanese.

Ma dopo il voto dell'ultimo fine settimana, già il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, aveva dato forma - con un'intervista al Corriere della Sera - alla sua personale la campagna elettorale 2016.  Anche lui strappando un po' in avanti. Matteo Salvini, il (suo) segretario della Lega Nord, sarebbe l’uomo giusto per fare il sindaco, ha confermato Maroni, che però si è premurato di sottolineare che ci sono anche altri candidabili, “anche Maurizio Lupi”.

La posizione mediana, dialogante e possibilista di Maroni si spiega ovviamente con la scaltrezza politica rodata del personaggio, grande navigatore delle acque "pre" e "post" berlusconiane. Ma dotato anche della dovuta accortezza di un alto amministratore che non vuole avere guai in Regione, nella sua Lombardia quotidianamente sotto tensione nei rapporti fra Lega, Forza Italia e altri alleati.

Gli ingredienti della campagna elettorale, comunque, ci sono già tutti: le primarie estive del Pd, con i possibili candidati in manovra, un’Expo palestra per aspiranti leader comunali, regionali, nazionali; il sindaco uscente, Giuliano Pisapia, ringalluzzito dal non aver (più) nulla da perdere se non il salto in nazionale. Non da ultimo: un nuovo direttore (non milanese) al vertice del principale quotidiano (nazionale) della metropoli lombarda.

Il problema del centrodestra a Milano resta intanto lo stesso che c’è a livello nazionale: trovare il federatore e/o il leader forte (ma “generalista” secondo i canoni del centrodestra). Salvini? Forte ma certo non “generalista”. Dunque resta in campo Lupi, un po’ sullo sfondo, moderatamente federatore, anche se certo non leader forte forte, dopo l’uscita dal governo.

Corrado Passera? L’ex banchiere è da ieri in campo: guardando tendenzialmente dal centro verso destra (ma è troppo presto per dirlo con certezza). A Passera non mancano né doti personali e neppure la dote professionale (leggi: risorse da spendere), per piacere ai milanesi. Ma a Berlusconi andrà a genio? Per di più l’esperimento veneto di Flavio Tosi (amico di Passera) non ha dato gli esiti sperati.

Ecco che ci vorrebbe uno capace di mettere tutti d’accordo senza provocare conseguenze politiche nazionali, ecco l’ipotesi Claudio De Albertis (imprenditore, Triennale) e l’antico progetto di candidare Carlo Sangalli (Confcommercio), che al Corriere tempo fa ha detto: “Non ho l’età..., ancora, per farlo”. Ma la partita non è quasi neppure al fischio d'inizio: è al warm up. Di certo il match si annuncia tutt'altro che noioso.

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