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CAOS PD/ Gotor: rischiamo un caso Liguria nazionale

Raffaella Paita e Matteo Renzi (Infophoto) Raffaella Paita e Matteo Renzi (Infophoto)

Il mio timore è che il risultato ligure, grazie all'Italicum, possa prefigurare uno scenario nazionale. Per evitarlo occorre uno sforzo d'intelligenza e di sensibilità per unire il Pd, un compito che spetta al segretario.

 

Davvero teme che Berlusconi a livello nazionale abbia i numeri per battere il Pd come ha fatto in Liguria?

Il punto non è Berlusconi, ma il centrodestra che si è riorganizzato e lo stesso M5S.

 

In Liguria il centrodestra unito prende più voti di un Pd diviso. E' questo che teme?

In Liguria abbiamo un Pd che si è diviso, un M5S che ha ottenuto un livello elevato di consensi e un centrodestra che ha addirittura vinto. Il mio timore non è che Berlusconi possa vincere alle politiche al primo turno. L'Italicum prevede però un ballottaggio, e c'è la possibilità che gli elettorati al secondo turno possano confluire su una proposta alternativa a quella di Renzi e del Pd.

 

In concreto che cosa chiedete a Renzi per riappacificarvi con lui?

Serve un maggiore rispetto e una volontà di confronto sul merito. Per quanto riguarda il testo sulla scuola approvato alla Camera crediamo, ad esempio, che i poteri del preside vadano profilati meglio. Il comitato di valutazione presieduto dal dirigente scolastico sarebbe importante che avesse al proprio interno non due ma quattro insegnanti scelti dal consiglio d'istituto. I genitori e gli studenti, per evitare evidenti conflitti d'interesse, dovrebbero avere soltanto un potere consultivo. Sarebbe anche significativo, affinché la valutazione fosse seria e imparziale, che non venisse solo affidata a soggetti interni alla scuola, ma anche a figure esterne come i membri dell'Ufficio scolastico provinciale e regionale.

 

E sulle riforme istituzionali che cosa chiedete?

Lo sforzo riformatore deve continuare e siamo tutti d'accordo sul fatto che ci debba essere una sola Camera che dà la fiducia. L'Italicum però prevede un parlamento composto a maggioranza da nominati. Non riteniamo quindi che sia possibile un Senato composto da eletti di secondo grado. Siamo dunque favorevoli a un Senato che sia composto da senatori eletti direttamente dal popolo in modo proporzionale, contestualmente alle elezioni regionali. E' sbagliato che si possano decidere i nuovi senatori nel chiuso di una stanza con trattative oscure, in base a cui si stabilisce che alcuni vadano a fare gli assessori regionali, altri a dirigere le Asl e poi, chi ha bisogno dell'immunità, va a fare il senatore. Pensiamo al risultato in Campania, con il ruolo decisivo dei cosiddetti impresentabili cosentiniani, e proviamo a trarne le dovute conseguenze su chi potrebbe essere indicato come nuovo senatore. Se la politica si chiude in un fortino di nomine dall'alto, si finisce con l'alimentare il distacco dei cittadini da essa e un impoverimento della qualità della democrazia italiana che non possiamo permetterci.

 

(Pietro Vernizzi)

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