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DIREZIONE PD/ Fassina: se Renzi non cambia su Senato e scuola me ne vado anch'io

Stefano Fassina (Infophoto) Stefano Fassina (Infophoto)

Sì, anche se c’è una sola analisi oggettiva da compiere. Con le scelte liberiste su scuola e lavoro, il Pd ha abbandonato la parte più significativa del suo popolo. Il problema non è solo la Liguria, in quanto abbiamo registrato il peggior risultato nella nostra storia in Veneto e Umbria. Come era già avvenuto anche in Emilia-Romagna, in Toscana abbiamo la più bassa partecipazione al voto della storia. Rispetto alle Regionali 2010 prendiamo un milione e 200mila voti in meno. Il dato che emerge è evidente: se il Pd di Renzi si sposta sulla piattaforma dei nostri avversari politici, un pezzo di popolo democratico non vota Pd.

 

Che cosa chiedete a Renzi per quanto riguarda la scuola?

Va stralciata la parte che riguarda l’anno scolastico che inizia a settembre. Va inoltre cancellato il potere dei presidi di chiamare e rimuovere gli insegnanti, introducendo un piano pluriennale per le assunzioni dei docenti precari, in particolare per le seconde fasce abilitate, con un percorso ad hoc per la terza fascia senza abilitazione. Va introdotta una revisione dei meccanismi di finanziamento i quali, come sono definiti adesso nella legge, ampliano lo squilibrio tra scuole dei ricchi e dei poveri.

 

Come va cambiata la riforma del Senato?

Il sistema elettorale mette in evidenza che il pacchetto Italicum/riforma del Senato non funziona. L’Italicum determina un corto circuito democratico, in quanto una sola forza politica pur non arrivando al 30% ottiene la maggioranza assoluta dei deputati, perlopiù composti da nominati. Va dunque rivisto l’intero pacchetto. In particolare bisogna consentire l’apparentamento al secondo turno, e va trovato un modo affinché siano i cittadini a scegliere i senatori. E’ necessario inoltre un aumento del numero dei senatori e una diminuzione del numero dei deputati, affinché vi possano essere garanzie e controbilanciamenti alla concentrazione di poteri nelle mani del premier.

 

Se le cose non andassero per il verso giusto, lei è disposto a seguire Civati?

Se le cose non vanno per il verso giusto, è evidente che si confermerebbe una domanda di rappresentanza politica da parte del lavoro, della scuola e di chi non arriva alla quarta settimana del mese, e ci si darebbe una risposta. Dovremo quindi capire come dare espressione a quegli interessi che non trovano rappresentanza politica nel Pd.

 

La soluzione sarebbe la creazione di un nuovo soggetto politico di sinistra come in Liguria?

Siamo impegnati a verificare la correzione di rotta. La scissione l’hanno già fatta milioni di elettori del Pd. Se poi nelle prossime ore non arrivassero risposte convincenti, a partire dalla scuola, insieme ad altri decideremo che cosa fare.

 

(Pietro Vernizzi)

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