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DE LUCA & SEVERINO/ Il giurista: l'ex sindaco "spera" in de Magistris, ma si sbaglia

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Vincenzo De Luca (Infophoto)  Vincenzo De Luca (Infophoto)

Nuovo capitolo nel caso De Luca. L'ex sindaco di Salerno ieri ha presentato ricorso contro il decreto di sospensione (prevista dalla cosiddetta legge Severino) firmato venerdì sera dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. In un primo tempo era sembrato che De Luca avesse la possibilità di nominare la giunta regionale e dunque il vicepresidente di giunta che avrebbe governato al suo posto. Così però non è stato. Da qui la decisione di De Luca di ricorrere contro il decreto di sospensione, con un occhio — o forse entrambi — al caso de Magistris. Oltre i tecnicismi, "l'altra faccia della vicenda, la più rilevante — spiega Sandro Staiano, costituzionalista dell'Università di Napoli — è che anche stavolta è tutto nelle mani dei giudici". 

De Luca ha fatto ricorso contro il decreto di sospensione firmato dal capo del governo. 
La soluzione più ragionevole, da parte del governo, sarebbe stata quella di attendere la nomina del vicepresidente della giunta prima di notificare al presidente eletto della Regione il provvedimento di sospensione. Se non temessi di incorrere anch'io in un eccesso interpretativo, visti i tanti che sono stati prodotti in questa vicenda, direi che tale posizione di attesa sarebbe stata non solo possibile, ma addirittura doverosa.

Perché?
Perché, nelle condizioni date, a nessuna determinazione è consentito di provocare una paralisi degli organi eletti e dell'ente Regione. 

Ma allora perché Renzi…
Contro questa soluzione possono avere avuto campo vari fattori, tra i quali anche la minaccia di sanzioni penali per il presunto comportamento omissivo del presidente del Consiglio. Minaccia che pare veramente non pertinente, poiché l'articolo 8, comma 4 della cosiddetta legge Severino impone solo al prefetto "l'immediatezza" della comunicazione dei provvedimenti giudiziari che comportano la sospensione, mentre poi il procedimento inteso alla sospensione può proseguire nei tempi più adeguati. E comunque, se proprio avesse voluto trarsi d'impaccio sotto questo profilo, il presidente del Consiglio avrebbe ben potuto produrre il provvedimento sospendendone l'efficacia fino alla nomina del vicepresidente di giunta. 

Il problema non avrebbe riguardato la sorte degli atti prodotti nel frattempo, compresa la nomina del vicepresidente?
Sì, poiché la richiamata norma della legge Severino sembra qualificare il provvedimento del presidente del Consiglio come un "accertamento", sicché, stando alla lettera della legge, l'effetto costitutivo della sospensione "di diritto" risalirebbe al momento in cui il presidente della Regione è stato proclamato. Ma anche in questo caso, guardando al sistema e alla peculiarità del caso, e lasciando il terreno della mera interpretazione letterale, sarebbe stato possibile dare a quel lemma "accerta" un significato non strettamente tecnico. 

Altre strade? 



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