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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Tutti i dossier che preoccupano Renzi (Grecia a parte…)

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Fra le mosse per preparare al meglio l'autunno anche un mini rimpasto che dovrebbe andare in porto prima della pausa estiva. Qualche commentatore si spinge a pronosticare per il 21 luglio il giuramento di Gaetano Quagliariello come nuovo ministro degli Affari regionali. Poi ci sono due posti da viceministro, agli Esteri e allo Sviluppo economico, oltre a un posto da sottosegretario alle Infrastrutture. In più fra la seconda metà di luglio e fine settembre si rinnoveranno i vertici delle commissioni parlamentari permanenti, e si libereranno quelle guidate da esponenti di Forza Italia, quattro alla Camera e due al Senato. 

In tutti questi casi Renzi userà il criterio di premiare soprattutto i rappresentanti di quel pezzo di sinistra interna che si è dimostrata più malleabile nei suoi confronti, quell'area guidata dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. Fra i nomi che circolano ci sono quelli di Enzo Amendola e Cesare Damiano. Poi anche qualche appetito dei piccoli verrà accontentato, in cambio di un serrate le fila che consenta uno scatto in avanti in autunno.

L'entourage renziano si rende perfettamente conto che la bonaccia che è seguita alle elezioni regionali non può durare in eterno. Il rallentamento della spinta propulsiva del governo è sotto gli occhi di tutti, e non provoca ancora reazioni per via della canicola e della crisi greca, che si sta trasformando in una telenovela brasiliana, con un numero infinito di puntate ad alto contenuto di suspense. 

A settembre però bisognerà accelerare, dare la sveglia all'economia, portare a casa la riforma della pubblica amministrazione prima di finire preda della palude. Questo ripiegamento strategico di mezza estate non ha fatto cambiare però il piano a lungo termine di Renzi: sì entro l'anno, al massimo entro gennaio, alla revisione della Costituzione, per abbinare a giugno 2016 il referendum confermativo con le elezioni amministrative. In quel voto il premier intende cercare una nuova legittimazione popolare, sulla base della quale decidere se conviene arrivare a fine legislatura, o portare il paese alle urne nel 2017.

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