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SPILLO/ Da Cameron a Tusk (via Renzi): quelle liturgie Ue rottamate

Pubblicazione:giovedì 16 luglio 2015

Il premier britannico David Cameron (Infophoto) Il premier britannico David Cameron (Infophoto)

Ma la sua presenza ai tavoli decisivi - pare addirittura a danno del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, lussemburghese e membro dell'eurozona - ha scoperto il tentativo più posticcio di legittimare un corretto funzionamento della governance europea. Che invece si è completamente polverizzata in un vortice di summit bilaterali improvvisati, in un gioco peverso di inclusioni ed esclusioni arbitrarie: e fra queste ultime ha spiccato la clamorosa fatwa lanciata da Schauble contro il presidente della Bce, Mario Draghi, reo di essere istituzionalmente preoccupatissimo per la stabilità del sistema bancario greco.

Last but not the least, Matteo Renzi: lui per nulla preoccupato di gestire la traumatica svolta nella Ue all'interno della democrazia parlamentare di un Paese fondatore dell'Unione. In un Paese del G7 il premier torna da Bruxelles e va a riferire subito al Capo dello Stato e poi alle Camere. Non va in Africa centrale a promettere che il nuovo vertice della Cassa Depositi e Prestiti, appena nominato autocraticamente dal premier, avrà nella sua nuova missione anche la distribuzione del risparmio postale italiano anche a lontani paesi in via di sviluppo. Lo sviluppo che in Italia - da quando Renzi è arrivato non eletto a Palazzo Chigi, non s'è ancora visto.     



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