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DIETRO LE QUINTE/ Mattarella manda a casa Crocetta, Renzi ci pensa

Nella commemorazione per i 23 anni della strage di via D'Amelio, a Palermo c'è Mattarella. Manca Crocetta. Durissimo intervento di Manfredi Borsellino. Ora cosa farà il Pd? ANSELMO DEL DUCA

Sergio Mattarella (Infophoto) Sergio Mattarella (Infophoto)

Nessuno l'ha nominato mai, e lui non si è presentato perché dichiarato "persona non gradita" dalla famiglia Borsellino. Eppure Rosario Crocetta è stato il convitato di pietra della commemorazione della strage di via D'Amelio. Una cerimonia all'apparenza stucchevole e formale, che grazie alla presenza di Sergio Mattarella e di Manfredi Borsellino si è trasformata in un durissimo atto d'accusa nei confronti di un'antimafia di facciata, incarnata — a detta di molti — proprio dal presidente della Regione Siciliana.

Sergio Mattarella ha tutte le carte in regola per incarnare una nuova stagione della lotta alla mafia, che ha voluto esprimere con i gesti, più che con le parole. La telefonata di solidarietà a Lucia Borsellino rimane agli atti, indipendentemente dalla veridicità delle intercettazioni infamanti fra il primario Tutino e il governatore Crocetta. E così l'abbraccio caloroso con Manfredi, o la presenza a Via D'Amelio al fianco di Rita. 

Come ha spiegato nel suo commovente intervento Manfredi Borsellino, Lucia da oltre un anno ormai operava in un clima di ostilità e di offese nei suoi confronti. Il tutto per aver tentato di incidere in uno dei rami più delicati della complessa macchina regionale siciliana, la sanità. Nell'occhio del ciclone la volontà di creare "una sanità libera e felice", che andava però a toccare troppi santuari. Lei però ha resistito sinché ha potuto "per potere spalancare agli inquirenti le porte della sanità dove si annidano mafia e malaffare". 

Quella contro cui Lucia Borsellino è andata a sbattere, se non è mafia, ci assomiglia tanto. Questione di mentalità, di santuari intoccabili, di enormi interessi economici che è pericoloso toccare. Mattarella nel commemorare sia Falcone che Borsellino a maggio era stato durissimo: "L'illegalità, l'opacità, l'opportunismo colpevole a volte mettono radici anche in ambiti imprevisti. A volte inquinano settori che dovrebbero esserne immuni". 

Le parole di Manfredi Borsellino rompono un velo di ipocrisia, proprio quella dell'opacità descritta da Mattarella nel discorso di marzo nell'aula bunker di Palermo. Non basta che dagli anni delle stragi la mafia si sia inabissata e gli omicidi siano drasticamente diminuiti. La mafia si è inabissata, ma non è affatto sparita. Serve allora un impegno corale per arrivare a una "riscossa civile" (parole di Mattarella). 

Difficile che domani sia tutto come ieri. Difficile fare finta che nulla sia accaduto. Il veemente j'accuse di Manfredi Borsellino mette alle corde Rosario Crocetta, e la sua esperienza di governo che mai è seriamente riuscita a decollare in quasi tre anni, addirittura 37 assessori cambiati in 33 mesi alla guida della Sicilia. Lui dice che Lucia Borsellino non era stata lasciata sola, ma la giustificazione non appare convincente. La questione, ormai, è ben più grande.